primo maggio camusso furlan barbagalloRoma, 1 mag – Tutela del lavoro contro l’ulteriore, profonda precarizzazione dei rapporti dovuta al Jobs Act? Richiesta di politiche attive contro la disoccupazione, salita di nuovo al 13%? Un pensiero anche alla disoccupazione giovanile, che rimane, con il suo 43.1%, a livelli di dramma sociale?

Nulla di tutto questo. La manifestazione nazionale dei sindacati quest’anno non si terrà nella capitale o a Taranto, Piombino, Caserta o Pordenone, dove fra Ilva, Lucchini, Whirlpool ed Electrolux si stanno consumando i drammi delle crisi d’impresa e dei licenziamenti. L’appuntamento è invece nella sponda sud dell Sicilia, a Pozzallo, provincia di Ragusa.

Un luogo simbolo, quello scelto dalla triplice per il loro corteo che più di altro dovrebbe rappresentare le istanze del mondo del lavoro. Peccato che di lavoro si parlerà poco. La scelta di Cgil, Cisl e Uil è infatti legata al tema dellimmigrazione, con Pozzallo che rappresenta il porto forse fra i più famosi dopo Lampedusa per numero di approdi.

“Basta guerra e tragedie nel Mediterraneo”, che deve rappresentare “un ponte per chi cerca un rifugio” e non più “un cimitero”. Con questi slogan scenderanno in piazza i segretari Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. “La solidarietà fa la differenza. Integrazione, lavoro, sviluppo. Rispettiamo i diritti di tutti, nessuno escluso”, sarà il tema della manifestazione, che vedrà -fra gli altri- prendere la parola sul palco un lavoratore del settore agricoltura ed un immigrato.

Un curioso binomio, quest’ultimo, proprio in un settore -quello dell’agricoltura- nel quale l’utilizzo spropositato della manodopera immigrata rappresenta in molti casi una forma di moderno schiavismo. Uno sfruttamento che, va da sé, non sarebbe possibile senza la “scorta” di braccia disponibile a lavorare. I fatti di Rosarno di pochi anni fa furono solo la punta di un iceberg.

D’altronde, si tratta di realtà che probabilmente i sindacati nemmeno conosco. La difesa dei lavoratori, punta di diamante che nel corso dei decenni ha pur comunque permesso di strappare concessioni anche importanti come ad esempio la legge 300 del ’70, più nota come Statuto dei Lavoratori, probabilmente non rende più come un tempo.

Filippo Burla

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Commenti

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1 commento

  1. parlo da operaio, i sindacati ormai sono considerati dal 90% dei lavoratori (non statali) dei venduti, in tutte le aziende perdono tesserati o non ne acquisiscono dai neoassunti.
    Mi sembra chiaro quindi che cerchino consensi tra i “nuovi italiani”, in attesa che anche loro capiscano l’inganno.
    I tesserati al sindacato, come quelli dei partiti sono solo quelli che fanno parte di una cerchia clientelare, che fanno un po di rumore ogni tanto ma poi di fatto sono sempre a libro paga dei padroni.
    Chissà infatti come mai quando lavoravo presso la Bertone carrozzerie, i sindacalisti non perdevano mai il posto di lavoro (quando lavoravano….)?!

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