Roma, 11 nov – Al momento, sono 12 le Ong attive davanti alle Libia che traghettano immigrati in Italia: la franco-tedesca SOS Mediterranee, Medici senza Frontiere, la spagnola Open Arms, le tedesche Sea Watch, Sea-Eye, SOS Humanity, Mission Lifeline, Louise Michel e Resqship, le italiane Mediterranea e ResQ, e la basca Maydayterraneo. Tra poco, anche Emergency inizierà i trasbordi davanti alla Libia con la nuova nave Life Support. La flotta delle Ong è composta da 17 navi, di cui sette si potrebbero definire veri e propri traghetti per le loro imponenti dimensioni.

Le Ong possono beneficiare anche dell’ausilio di 5 aerei: Moonbird, Seabird 1 e Seabird 2 dei tedeschi della Ong Sea Watch, Colibri 1 e 2 della Ong svizzera Pilotes Volontaires. Per segnalare alle navi le partenze dei barconi di immigrati dalla Libia, questi aerei decollano da aeroporti italiani. Nel 2018, le autorità di Malta hanno vietato decollo e atterraggio di questi velivoli dai suoi aeroporti.

Dove sono registrate le navi delle Ong

Otto navi su 17 battono bandiera tedesca: la Humanity 1, la Sea Watch 3, la Sea Watch 5, la Sea-Eye 4, la Rise Above, la Resq People, la Nadir e la Louise Michel. Tre navi battono bandiera spagnola: la Open Arms, la Open Arms Uno e la Aita Mari. Due navi battono bandiera britannica: la Astral e la Aurora. La Ocean Viking e la Geo Barents navigano sotto bandiera della Norvegia, mentre la Life Support sotto quella di Panama. L’unica a battere bandiera italiana è la Mare Jonio.

Come sono registrate

Delle 17 navi, solo due sono registrate presso il registro Organizzazione marittima internazionale (Imo) come “navi da ricerca e salvataggio”, la Geo Barents della Ong Medici senza Frontiere e la Open Arms della Ong Open Arms. Sono registrate come “navi da supporto per operazioni in piattaforma” la Ocean Viking della Ong SOS Mediterranee, la Open Arms Uno della Ong Open Arms e la Sea Watch 5 della Ong Sea Watch. Sono registrate come “navi cargo” la Humanity 1 della Ong SOS Humanity e la Sea Watch 3 della Ong Sea Watch, mentre la nuova nave di Emergency, la Life Support (sull’Imo è ancora chiamata Sanco Chaser) e la Resq Ship della Ong italiana ResQ sono “navi da ricerca scientifica”. La Sea Eye 4 della Ong tedesca Sea-Eye è registrata come “nave da supporto per le immersioni”. La nave Aita Mari della Ong Maydayterraneo è un “peschereccio”, mentre la nave Mare Jonio della Ong Mediterranea è un “rimorchiatore”. Non sono registrate presso l’Organizzazione marittima internazionale le vele Nadir della Ong Resqship e la Astral della Ong Open Arms, la Louise Michel, la Aurora della Ong Sea Watch e la Rise Above della Ong dei centri sociali tedeschi Mission Lifeline.

Abbiamo chiesto all’ammiraglio Nicola De Felice, autore del libro “Fermare l’invasione” edito da Herald Editore, se le 15 navi delle Ong non sono registrate come “navi da ricerca e salvataggio” possano fare sistematicamente operazioni di ricerca e salvataggio: “Assolutamente no, non hanno i requisiti tecnici e di sicurezza richiesti per tale attività. Su questa inadeguatezza, le navi delle Ong sono state sanzionate e fermate più volte, anche per mesi, dalla nostra Capitaneria di porto”.

Francesca Totolo

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4 Commenti

  1. Ci credo che le ONG sono più di quelle che dovrebbero esserci, da quelle iscritte, si guadagnano talmente tanti soldi ad andare a prendere gli emigrati alle coste libiche…si emigrati perché non sono naufraghi visto che li vanno a prendere. A mio avviso sono persone privi coscienza e umanità, in poche parole sono dei delinquenti.

  2. Siamo stufi, non vogliamo immigrati nel nostro paese e con il voto alla Meloni gli italiani sono stati chiaro, non capisco perché la sinistra ci tiene così tanto ad imporci il contrario ,deve essere per forza come ci impongono loro questa e dittatura. La sinistra ed il Comunismo sopratutto in italia mette paura ,oggi è la minaccia del mondo, dobbiamo preoccuparci.

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