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Roma, 10 set — «Non sarebbe il caso di cancellare dalle celebrazioni nazionali questo bizzarro Giorno del Ricordo?»: anche Ascanio Celestini salta sul vergognoso carrozzone dei minimizzatori delle Foibe e di chi chiede l’abolizione della solennità civile del 10 febbraio sull’onda lunga delle ignobili dichiarazioni di Tomaso Montanari. Da il giorno in cui il rettore dell’Università per stranieri di Siena ha dato fiato alla bocca, è tutto uno spuntare di intellettualini e «storici» che spingono perché la tragedia degli esuli istriano dalmati massacrati dai partigiani titini ritorni nell’oblio.

Il vergognoso post di Celestini

In un lungo — quanto vergognoso — post su Facebook Celestini attacca uno per uno i personaggi pubblici e le testate giornalistiche che avrebbero «osato» criticare le affermazioni di Montanari. In questo frangente risultano particolarmente odiose le parole  contro l’ex pugile istriano Nino Benvenuti, che le aveva suonate al neo rettore ricordandogli che lui, quella tragedia, l’ha vissuta sulla propria pelle e la ricorda ancora benissimo.
«Sorvolo sulle parole dell’ex pugile Benvenuti. Dice che “non credo che a simili tragedie si possa dare un peso e una misura. Un eccidio è un eccidio, non mi metto a contare le vittime”. Infatti gli storici (e i giornalisti seri) servono anche a questo. Studiano, verificano e si occupano di numeri, storie, contesti». E Celestini forse si crede uno storico, soprattutto quando nella sezione commenti snocciola una serie di dati dell’Anpi a suffragio delle sue teorie. Che è come chiedere a un rivenditore di macchine usate se l’auto che state comprando è un affare o una sòla. 

Quale decenza?

«Io direi che sarebbe il caso di tornare nei limiti della decenza». E qui dovrebbe dare il buon esempio e iniziare per primo quando dice: «Gli storici (non qualche giornalista, pugile o casalinga di Voghera) hanno sempre parlato della foibe. Nessuno ha nascosto questa storia. Casomai sono stati salvati dai processi un migliaio di criminali italiani che in Jugoslavia hanno fatto stragi». Poi passa a giustificare la modalità di esecuzione delle vittime, ovviamente tacendo le torture, tacendo il fatto che molti venivano legati a gruppi con il filo di ferro e gettati ancora vivi negli inghiottitoi. «E un certo numero di cadaveri sono stati occultati facendoli sparire in quelle cavità per il semplice motivo che il terreno è difficile da scavare e l’operazione era più semplice da risolvere in quella maniera». Per «semplice motivo». E poi ci viene a parlare di decenza.

Quanto gli dà fastidio quel 10 febbraio

Quello che rode a Celestini, come a molti altri della sua risma, è la data scelta per commemorare le vittime delle stragi perpetrate dai titini: il 10 febbraio. Una scelta operata dal Parlamento «in nome di una superficiale idea di rappacificazione, forse. Ma è subito sembrata una maniera per portare nella storia la teoria degli opposti estremismi. Il nome della giornata ricalca quello attribuito al 27 gennaio (Giornata della Memoria) e anche il periodo è lo stesso». Troppo vicino alla Giornata della Memoria, quindi. Quasi sovrapposti. E mai non sia, perché i morti di serie A dei campi di concentramento non possono essere accostati a quelli serie B causati da «un fatto tremendo, ma non dissimile da molti altri fatti tremendi». E cosa, propone, quindi? «Tra cinque mesi sarà febbraio. Forse per quest’anno non facciamo in tempo, ma non sarebbe il caso di cancellare dalle celebrazioni nazionali questo bizzarro Giorno del Ricordo?». Per noi, invece, sarebbe il caso che Celestini tacesse. 



Cristina Gauri
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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. con sangue istriano nelle vene per via diretta…

    posso solo dire che questi personaggi caricaturali hanno la stessa faccia di emme del loro idolo tito ai quali dedico una vecchia canzone bellissima della Compagnia dell’Anello:

    “E dopo tanti anni chi più ti ricorda?
    Le tue ossa nude spolpate da una melma sorda
    Fratello, non temere, noi siamo qui,
    siamo qui a lottare e non per dimenticare I volti di donne massacrate, il filo spinato e la mitragliatrice.

    Hanno spento un fiore, ma subito un altro è sbocciato!”

  2. Mi domando e dico, ma questi coglioni malati da manicomio, sanno che, misconosciuti (chissà perché?!), in Canada ci sono musei, circoli, ricordi a rispettoso omaggio degli emigrati ucraini fuoriusciti da una storia di stragi umane con numeri ben superiori a quelle rammentate il 27 gennaio ?! Per la verità, non sanno un beato c…o nemmeno i sani. Pietà per i vivi, andate tutti a nascondervi! Lacchè !!

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