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Dignano, 11 feb – L’Unione degli Istriani si scaglia contro Il lungo esodo, il nuovo saggio di Raoul Pupo sull’esodo istriano, le foibe e le persecuzioni dei partigiani titini: in uscita con Il Corriere della sera in questi giorni, contiene tra le fonti citate anche il cosiddetto manifesto squadrista di Dignano, un volantino in chiave antislava di cui l’Unione, da anni, mette in discussione l’autenticità. Il documento compare nei libri di storia come prova dell’opera fascista di snazionalizzazione di sloveni, istriani e croati.

Il manifesto di Dignano

Nel manifesto firmato dal Comando Squadristi di Dignano si annuncia il «divieto assoluto di parlare o cantare in lingua slava», ribadendo che «noi squadristi, con metodi persuasivi, faremo rispettare il presente ordine». Del documento, riportato come testimonianza visiva in molti libri di storia, non esisterebbero però gli originali. Si tratta di «Un documento senza collocazione archivistica e senza data – dichiarava l’anno scorso a TriestePrima il presidente dell’associazione di esuli Massimiliano Lacota – di cui nessuno degli esuli che abbiamo interpellato ha memoria».
Pur ammesso che «il tentativo di snazionalizzazione a danno di sloveni e croati da parte del fascismo, sia nella ‘Venezia Giulia’ che nel Sud Tirolo, c’è stato ed è inconfutabile», un «falso senza una genesi reale non dovrebbe entrare come documento nei libri di storia».

La querelle tra Pupo e l’Unione Istriani

Già l’anno scorso l’Unione aveva contestato le dichiarazioni di Pupo, stigmatizzando le dichiarazioni del professore sulla presunta veridicità del manifesto di Dignano. Nella fattispecie si metteva in discussione la pubblicazione belgradese Istra i slovensko primorje del 1952. Fonte citata da Pupo a suffragio delle sue teorie e che secondo Lacota sarebbe «un testo non scientifico ma di propaganda anti italiana». Inoltre, secondo i racconti dell’esponente della resistenza istriana Erminio Vivoda, la redazione del manifesto sarebbe avvenuta nel 1942. «Secondo i ricercatori da noi interpellati, nel 1942 non esistevano a Dignano formazioni squadriste».

La testimonianza di Stefano Rocco

Ieri su Facebook l’Unione invitava pertanto i follower a boicottare l’uscita del libro Il lungo esodo. In particolare riportano la testimonianza «di un italiano di Rovigno, Stefano Rocco, detto ‘Steo’, classe 1928, esule in Australia dove concluse i suoi giorni terreni nel 2008». Rocco avrebbe lasciato «un corposo plico di studi storici e testimonianze personali» contenente passi che riguardano la questione del Documento.
«Alla fine della guerra, allora 17enne, Rocco viene arrestato dagli jugoslavi, in quanto amico intimo di alcuni ragazzi accusati di propaganda filoitaliana. Noto per sue attività teatrali, viene invitato dalle istituzioni comuniste a organizzare una rappresentazione; un po’ per paura e un po’ per poter applicare la sua passione per il teatro, accetta», racconta l’Unione. «Deve creare un manifesto per promuovere il suo spettacolo, e nella tipografia del paese vede un volantino, che anni dopo lo stesso Rocco riconoscerà come il volantino di Dignano. Si nota che il manifesto per lo spettacolo teatrale organizzato da Steo Rocco usa gli stessi caratteri del famoso manifesto di Dignano».

Una “certa propaganda”…

Rocco scrive nelle sue memorie: «sopra un telaio avevano una bozza di un altro manifesto appena composto. Mi piacque l’intestata che usava quei caratteri Ars Deco, anni Trenta, che tra l’altro erano i soli disponibili nella tipografia, quindi Nino (un amico, ndr) ed io decidemmo per lo stesso stile. Veggian, quel compositore, ci disse che aveva appena messo assieme quel manifesto per una certa propaganda da farsi per tutta l’Istria, a Fiume e a Trieste. Quel manifesto come stava era un falso che avrebbero usato per denigrare l’Italia e gli Istriani e chiamarci oppressori di fronte al mondo». Siamo nell’autunno del 1945 e poco dopo il documento sarà portato a Parigi per essere usato nelle trattative di pace.
Nemmeno negli archivi belgradesi vi è «traccia del volantino. Ma non solo: tutti i ricercatori esperti concordano sul fatto che un simile documento, per una cittadina all’epoca totalmente italiana, non sarebbe stato mai stampato ed esposto nei locali. E se anche il documento fosse stato stampato per Dignano, uno identico sarebbe stato fatto anche per Valle e Rovigno, per lo meno, o a maggior ragione per Pola, distanti pochi chilometri», prosegue l’Unione.

Impedire a libri di storia di dare per vero il manifesto di Dignano

E conclude così: «Ciò premesso, abbiamo dato mandato ai nostri legali di predisporre una diffida da inviare innanzitutto alle Case editrici, affinché il manifesto di Dignano, se proprio si deve pubblicare, venga indicato giammai come “documento storico”, bensì come “falso storico”. “Inaccettabile che nelle nuove pubblicazioni si continui ad utilizzare questo documento. Il fatto che Raoul Pupo lo abbia nuovamente utilizzato, dimostra che non è certamente uno storico serio e non lo può essere di conseguenza nemmeno il volume che di tali fonti si avvale” ha dichiarato il Presidente Massimiliano Lacota».
Cristina Gauri
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