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Roma, 12 feb – Come era stato ampiamente previsto il Giorno del Ricordo ha provocato più di una gastrite tra le fila di coloro che evidentemente hanno la memoria corta (e la coda di paglia assai lunga). Ci riferiamo in special modo alla città di Trieste, dove le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’azione di CasaPound con l’affissione di alcuni striscioni con la scritta “Partigiani titini infami e assassini”, hanno portato la sinistra italiana e il mondo politico sloveno a reazioni scomposte.

Gli attacchi a CasaPound

Sull’azione delle tartarughe frecciate non sono mancate le dichiarazioni di Roberto Potocco, capogruppo della Lista Insieme a San Dorligo, che parla di un “gesto che ha turbato fortemente la comunità carsolina” e ha espresso prontamente “grande sconcerto e forte preoccupazione” per l’accaduto. Gli fa eco la senatrice del Partito Democratico Tatjana Rojc: “Questo è il modo in cui CasaPound fa politica in mezzo alla nostra comunità, a forza di manifesti abusivi sulle case, sollevando rancori antichi, fuori dalla storia ma con l’ambizione di resuscitare il peggio del passato. Dopo questo atto partecipo con maggior convinzione alle cerimonie ufficiali del Giorno del Ricordo, dove c’è lo Stato e la legge repubblicana, e spero non chi li insozza”. Anche la segretaria del Pd della provincia di Trieste Laura Famulari ha dichiarato: “Queste strumentalizzazioni proprio nel Giorno del Ricordo fanno male a tutti e contribuiscono a rinfocolare un clima che si auspicava superato. È il momento che anche la politica cittadina riprenda il percorso di pacificazione e isoli definitivamente ogni forma di estremismo”.

Conclude in bellezza poi Stefano Ukmar, esponente della comunità slovena e fino al 2016 consigliere comunale del Partito Democratico che su Facebook sfoga tutta la sua conoscenza storica: dall’ormai noto “le foibe furono una conseguenza del fascismo” al “il giorno del ricordo trasformato in farsa fascista e gazzarra perenne”. Non sono state da meno le istituzioni slovene a partire dal ministero degli Esteri secondo il quale “l’azione messa in atto oggi dall’organizzazione neofascista CasaPound questa mostra nuovamente la sua intolleranza nei confronti degli sloveni e delle sofferenze da essi patite durante il fascismo. L’organizzazione, che ha messo in campo una simile azione anche nel dicembre scorso, merita la condanna delle autorità democratiche dell’Europa libera”. Il ministero degli esteri sloveno si attende che anche le autorità italiane condannino l’accaduto e che intervengano nell’ambito delle loro competenze.

Molto più inacidita la reazione del Partito Socialdemocratico: “L’organizzazione neofascista italiana, CasaPound, con la sua operazione di imbrattamento, ha nuovamente riaperto le ferite delle persone, colpite dalla repressione fascista e dalla sua violenza”. Per questo motivo, Meira Hot e Matjaž Nemec hanno chiesto “un’azione chiara e immediata alle autorità italiane” e che “i rappresentanti dell’Ue facciano tutto il necessario affinché queste provocazioni in futuro vengano impedite e severamente punite”. L’SSO arriva addirittura a tuonare: “È giunto il tempo che gesti del genere da parte di CasaPound finiscano per sempre”.

Gli attacchi a Mattarella

Ma CasaPound Italia non è stato l’unico bersaglio di lor signori. Reazioni scomposte che di certo non facilitano la costruzione di una memoria condivisa, hanno visto coinvolto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella accusato addirittura di “fomentare odio tra le due nazioni”. Il primo ad intervenire sulle vicende di ieri, secondo quanto riportato da RtvSlo1 è stato il ministero degli Affari Esteri sloveno secondo il quale “in Slovenia si rispetta il Giorno del Ricordo, con cui l’Italia ricorda le vittime delle foibe” specificando, tuttavia, che “uguale rispetto ci si attende anche nei confronti degli sloveni e di tutte le vittime dell’occupatore fascista, soprattutto delle vittime civili, morte in massa nei campi di concentramento italiani da Arbe a Gonars, da Visco a Monigo” cercando, di fatto, di “contestualizzare” la tragedia delle Foibe. Ma il ministero degli Esteri sloveno si spinge addirittura più in là sostenendo che “al rispetto, che deve essere reciproco non contribuisce il fatto che a Trieste, con il patrocinio delle autorità locali, si organizzino convegni in cui si parli già nel titolo del “falso vittimismo sloveno” o che sostenga la tesi che nel 1920 gli sloveni si siano incendiati da soli il Narodni Dom”.

Si tratta, quest’ultima, di una vicenda di cui abbiamo avuto più volte modo di parlare e che viene ancora utilizzata per rivendicare la proprietà del palazzo di via Filzi. Il ministro degli Esteri, inoltre, precisa che “non consentirà che vengano negate le sofferenze degli sloveni e nemmeno che la storia venga manipolata”. E anche se queste parole tuonano come una vera e propria minaccia all’Italia, il modo in cui la Slovenia intende “non consentire” a liberi cittadini di una repubblica democratica di esporre le loro idee non è dato saperlo. E se da un lato il ministero chiede che “nel quadro di rapporti amichevoli di buon vicinato” è necessario “il rispetto del ricordo delle vittime da ambo le parti del confine” precisa che è necessario anche “il rispetto dei fatti”, come se servisse una rilettura rispetto a quelle che sono le celebrazioni ufficiali.

Ad intervenire sulla vicenda, però, è stato anche il Presidente della Slovenia Borut Pahor, che sul 10 febbraio ha ricordato “l’importanza del rispetto delle verità storiche stabilite comunemente, che in Italia vengono ancora ignorate”. Anche qui il riferimento è chiaramente rivolto al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella tanto che il presidente sloveno ha ricordato come già l’anno scorso, in occasione delle celebrazioni a Basovizza, aveva avvertito l’omologo italiano riguardo le “dichiarazioni inacettabili di alcuni alti rappresentanti della Repubblica italiana nella Giornata del Ricordo che vogliono creare l’impressione che il fine ultimo della tragedia delle foibe sia stata la pulizia etnica”.

C’è, tuttavia, chi si è spinto ben oltre a tale considerazione. Secondo il partito Levica, il Giorno del Ricordo diventa una “giornata di riabilitazione del fascismo” e “su base di esagerate e tendenziose interpretazioni della storia, potenziate addirittura dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, si stanno formando le fondamenta per un odio sempre più aggressivo tra le due nazioni”. Non meno pesanti sono state le dichiarazioni invece del Partito Socialdemocratico sloveno che, non pago dell’atto di accusa nei confronti di CasaPound Italia, parla di “dichiarazioni inopportune da parte di politici italiani”.

Le ingerenze slovene

Insomma, se l’Italia ricorda le vittime civili infoibate e definisce “infami e assassini” i partigiani di Tito ecco che la sinistra italiana e slovena insorge fino ad attaccare apertamente la più alta carica della Repubblica italiana. È evidente che questo non è che l’ultimo tassello di una vicenda squallidissima che vede la Slovenia ingerire nelle vicende politiche italiane, da un lato, e cercare di riscrivere la storia del Foibe, dall’altro.

Il 13 luglio è fissato a Trieste l’incontro tra i due presidenti della repubblica per la cessione definitiva del Narodni Dom alla comunità slovena. Un appuntamento che la repubblica del “Triglav” sta rimarcando con una certa insistenza. Appare evidente, tuttavia, che prima di un passo di tale portata, forse sarebbe il caso che qualche passo in avanti lo faccia anche la Slovenia. A partire dal riconoscimento di quella che fu una vera e propria pulizia etnica operata da parte dei partigiani jugoslavi di Tito e, perché no, alla restituzione (o all’indennizzo) dei beni ingiustamente espropriati agli italiani poi costretti all’esilio.

Francesco Clun

1 commento

  1. …come risposta una bella riappropriazione dei territori occupati dalla feccia slovena…AH li definiva “razza schiava”…..

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