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Stresa, 2 giu – Una pratica criminale fatta per anni, quella di mettere i forchettoni per bloccare i freni di emergenza della funivia del Mottarone: lo dimostrano alcuni video girati tra il 2014 e il 2018. La procura di Verbania ha ricevuto i filmati girati da uno svizzero dai quali emergerebbe l’utilizzo anche in quegli anni dei forchettoni per disattivare i freni di emergenza della funivia del Mottarone. Lo conferma il procuratore Olimpia Bossi che chiarisce che al momento preferisce evitare “ogni valutazione”.

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Mottarone, “forchettoni per bloccare i freni messi per anni”. La prova video

Svolta nelle indagini sulla tragedia della funivia precipitata nel vuoto domenica 23 maggio causando la morte di 14 persone. Le immagini contenute nei video in questione erano state inviate all’emittente tv tedesca Zdf, dopo il disastro del Mottarone, e la Zdf ha comunicato di averle girate ai pm di Verbania. Quei filmati ora dovranno essere analizzati dagli inquirenti per capire se davvero già almeno sette anni fa venivano usati i forchettoni per bloccare il sistema frenante di emergenza. Il caposervizio Tadini – che si è assunto ogni responsabilità – ha detto che i forchettoni venivano usati perché c’erano anomalie ai freni.

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I video girati nel 2014, nel 2016 e nel 2018

Nel dettaglio, nei filmati girati dal videoamatore Michael Meier sono visibili i forchettoni. Per interessi di tipo tecnico – si legge nella nota della tv tedesca – Meier filmò la funivia del Mottarone tre volte: nel 2014, nel 2016 e nel 2018. Dopo la tragedia, Maier ha riguardato il materiale dell’epoca: “Mi sono accorto che anche in queste immagini questi forchettoni già si vedono. Già nel 2014 questi forchettoni erano usati con persone a bordo della cabina”, ha affermato alla Zdf. La tv tedesca manderà in onda un servizio a riguardo stasera, nell’ambito della trasmissione Frontal 21.

Gli operai: “Forchettoni inseriti da tre settimane”

In quanto ai forchettoni messi per ordine di Tadini, che sono una delle cause della tragedia – l’altra è la fune che si è spezzata facendo precipitare la cabina – “noi operai siamo convinti che non c’entriamo nulla. Dicono che ci dovevamo rifiutare di mettere i ceppi, ma noi prendiamo ordini dal caposervizio e nessuno si aspettava un pericolo del genere”. Così Emanuele Rossi, un operatore della funivia del Mottarrone, che era in servizio quel tragico 23 maggio e le cui dichiarazioni a verbale sono già agli atti dell’inchiesta e contenute nell’ordinanza del gip. Rossi ha aggiunto: “I ceppi, come ho spiegato agli inquirenti, erano su da tre settimane“.

Il piccolo Eitan lascia il reparto di rianimazione

Intanto Eitan, il bambino di 5 anni unico sopravvissuto alla strage, ha lasciato il reparto di rianimazione ed è stato trasferito, nel primo pomeriggio di ieri, in quello di degenza. Lo si apprende da fonti mediche. Il piccolo, ricoverato all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, è stato spostato dopo che la prognosi riservata è stata sciolta. Con lui c’è sempre la zia Aya.

Adolfo Spezzaferro

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