Roma, 20 giu — Massimo Galli, tridosato, si lamenta della brutta sindrome da Long Covid di cui è ostaggio da molti mesi. Non è andata esattamente come l’aveva dipinta Draghi: i vaccinati contro il Covid, nonostante le rassicurazioni, si sono ritrovati a dover avere a che fare con contagi, forme più o meno gravi della malattia, terapie intensive e in casi non rari la morte; senza contare le reazioni avverse che da mesi media e istituzioni nascondono come il proverbiale sporco sotto il tappeto.

Galli e il Long Covid

Prendiamo l’esempio professor Massimo Galli: l’immunologo-star, mazzulatore dei no-vax e Vate dei lockdown già direttore del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano qualche mese fa è entrato in contatto con il Sars-CoV-2, nonostante le tre dosi di vaccino «che danno la garanzia di non infettarsi e di non infettare»: da allora, spiega a Panorama, lamenta una sindrome da Long Covid molto fastidiosa. Dell’origine di questa sindrome, confessa, non è sicuro nemmeno lui. Potrebbe essere l’infezione, ma non si possono nemmeno escludere le reazioni avverse al vaccino.  

Il ruolo delle vaccinazioni

«Molte persone hanno una riduzione della memoria e della concentrazione che però non sono quasi mai drastiche. Viene definita “brain fog”, nebbia cerebrale», spiega il professor Galli. «Ci sono poi sindromi cardiache e sintomi dermatologici. Di solito compaiono a mani e a piedi con sensazioni di arrossamento e bruciori simili ai geloni da freddo. Altre persone invece sviluppano fastidi e bruciori alla cassa toracica». Tutto e il contrario di tutto, quindi. «Ci sono così tanti sintomi che viene il dubbio se considerare tutto ciò come long Covid». Poi, con nonchalance, sgancia la bombetta: «Alcuni di questi potrebbero essere stati innescati dalle vaccinazioni». Ma provate ad azzardare l’ipotesi voi poveri mortali, e vedete dove mi manda il sior Galli.

«Sulle base dei dati che potevano essere disponibili, molte di queste sintomatologie sembravano fenomeni psicosomatici. Ora che pure io sono direttamente coinvolto, devo riconsiderare alcune convinzioni». Insomma, non c’è come provare una brutta esperienza sulla propria pelle per ricredersi.

Cristina Gauri

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