Roma, 20 giu – L’Europa sta perdendo la guerra dell’energia? Quel che è certo è che la Russia, al momento, non la sta perdendo. Mosca trova infatti sponda a Pechino e Nuova Delhi, diversificando le forniture, non solo di gas. Prova ne sia quanto avvenuto nelle ultime ore, con l’Arabia Saudita scalzata dal più alto gradino del podio come pompatore di greggio nel più grande mercato asiatico. La Russia ha infatti superato i sauditi, diventando il principale fornitore di petrolio della Cina. Le raffinerie cinesi beneficiano adesso di forniture russe con forti sconti sui prezzi.

Petrolio alla Cina, la Russia scalza l’Arabia Saudita. Occhio ai prezzi

Stando ai dati riportati dalla Reuters, le spedizioni dalla Russia verso la Cina nel mese scorso hanno sfiorato i 2 milioni di barili al giorno. Un aumento di circa il 25% rispetto al mese di aprile, quando furono 1,59 milioni. Il dragone asiatico – primo importatore mondiale di petrolio – aumenta così gli acquisti di petrolio dall’orso russo, fregandosene delle sanzioni occidentali imposte a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina.

C’è però da considerare quanto sopra accennato: gli sconti messi sul piatto dalla Russia. Il taglio dei prezzi ha toccato circa il 30%, garantendo a Mosca di mantenere i flussi di cassa sui livelli pre bellici. Al contempo però, la Russia si deve “accontentare” di 20 miliardi di dollari incassati a maggio grazie all’export di petrolio. La Cina si mostra così partner affidabile della Russia, al contempo però approfitta della mancanza di alternative di Mosca.

Guadagnano tutti, tranne l’Europa

Sarebbe un errore, inoltre, pensare che l’Arabia Saudita subisca un grave danno da questo cambio di scenario. In realtà anche Riad ha aumentato le sue esportazioni di greggio verso la Cina nel mese di maggio: +9% annuo. La Russia, semplicemente, ha di nuovo scavalcato i sauditi dopo 19 mesi.
La Cina continua poi a importare dall’Iran, anche in questo caso infischiandosene delle sanzioni Usa. In generale l’import di petrolio della Cina è aumentato del 12% a maggio 2022, con 10,8 milioni di barili al giorno, a fronte di una media di 10,3 milioni registrata nel 2021. Di fatto Pechino continua a ignorare soltanto una nazione ricca di petrolio e al contempo sanzionata dagli Usa: il Venezuela. Il timore di Pechino è di ricadere nelle cosiddette sanzioni secondarie imposte da Washington.

Eugenio Palazzini

 

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