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Roma, 27 gen – I dati sulle partenze dalla Libia del mese di gennaio ad oggi sono sconfortanti: circa 2.800 clandestini si sono imbarcati sui barconi della morte dei trafficanti, facendo rotta verso l’Italia, spinti (pull factor) dalla presenza costante e permanente davanti alle coste libiche delle navi delle Ong, che si sono avvicendate dandosi il cambio.

La prima ondata di partenze di inizio mese ha fatto segnare 774 immigrati sbarcati nei porti italiani, il quintuplo rispetto allo stesso periodo del 2019 (155) e pari agli sbarchi totali dei primi quattro mesi dello scorso anno (779).

Il rinnovato attivismo delle Ong

Dal 7 all’11 gennaio, favoriti dalla presenza davanti alla Libia della “navi umanitarie” di Open Arms e Sea Watch, i trafficanti hanno stipato sui barconi 1.514 immigrati, dei quali 967 riportati indietro dalle motovedette dalla Guardia costiera libica, 250 intercettati dalle navi militari maltesi, 60 salvati da un cargo, 97 sbarcati autonomamente a Lampedusa, e 237 sbarcati in Italia dalle Ong. Negli ultimi giorni, il caos davanti alle coste nordafricane si è ripresentato, sostenuto dalla presenza di altre due “navi umanitarie”, la Ocean Viking di SOS Mediterranee e Medici senza frontiere e la Alan Kurdi di Sea-Eye: sono quasi 700 i clandestini partiti dalle coste libiche in soli tre giorni. Al momento, a bordo della Ocean Viking sono presenti 407 immigrati trasbordati in cinque differenti operazioni, mentre sulla Alan Kurdi sono presenti 78 immigrati trasbordati in due differenti operazioni.

La Lamorgese riceve le Ong al Viminale

Ormai è palese anche la metodologia dei trasbordi: appena fuori dalle acque territoriali libiche, il barcone chiama Alarm Phone, con un telefono satellitare fornito dai trafficanti, il centralino “salva migranti” contatta le Ong fornendo le coordinate del barcone, casualmente vicinissime al target, trasbordo repentino degli immigrati a bordo. Quanto sta accadendo ci fa tornare al giugno del 2017, prima degli accordi stipulati dall’allora ministro degli interni Marco Minniti con la Libia e il Codice di condotta delle Ong.

La collaborazione del ministro Lamorgese con le organizzazioni non governative, ricevute per ben due volte al Viminale sebbene tre di queste (Sea Watch, Mediterranea e Open Arms) siano indagate per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, l’accordo uscito a settembre dal vertice di Malta (rotazione volontaria dei porti e redistribuzione in Europa), e i proclami “porti aperti” del governo giallofucsia, stanno semplicemente agevolando la tratta dei trafficanti di esseri umani, che hanno ripreso nella loro attività criminale a pieno regime. E ora, con la Alan Kurdi e la Ocean Viking dirette verso l’Italia per attendere la solita rotazione dei porti, esclusivamente italiani, siamo ripiombati nuovamente nell’emergenza invasione di clandestini.

Francesca Totolo

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