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Bologna, 27 gen – Il giorno prima della chiamata alle urne per le Regionali si erano fatti immortalare così, di schiena, sulla spiaggia del Papeete, dove avrebbero voluto chiudere la loro campagna-crociata antisalvini al servizio dell’establishment emiliano, a difesa del feudo rosso che, abbiamo visto, è rimasto tale. I proprietari del Papeete avevano liquidato Santori con un laconico “siamo chiusi”, e i leader del movimento avevano optato per un bagno in quattro. “Chi non vota resta spiaggiato”, avevano scritto sotto alla fotografia postata sui social. L’ovvio sottotesto: chi non vota Pd, resta spiaggiato.

Chi non vota resta spiaggiato.#spiaggialiberatutti#6000sardineFoto (c): Laura Bessega tutti i diritti di riproduzione sono riservati

Publiée par 6000 sardine sur Samedi 25 janvier 2020

Rivoluzione sottomessa 

E il Pd ha vinto. Per merito dei pescetti – lo ha riconosciuto per primo Zingaretti –  della loro rivoluzione sottomessa che ha svegliato dal torpore disfattista quella parte di elettorato dormiente, orfano di speranza e di manifestazioni di piazza; dei “sinceri ribelli rossi” che anelavano all’ennesimo movimento entro cui riciclarsi per supportare meglio le élite contro il pericolo populismo; delle mummie sessantottine, più pesci pilota che sardine, agganciati alla pancia dei più giovani, un esercito di 70enni a cui non pareva vero di respirare a pieni polmoni qualche scampolo di pseudorivoluzione.

Supercazzola di chiusura

Alle 23:13 di ieri sera, a urne appena chiuse, loro avevano già lo status in canna: la stessa fotografia, ma da un’altra inquadratura, dei quattro a bagno nel tratto di mare fronte-Papeete. E il messaggio che accompagna lo scatto è chiaro: anzi no. “Non siamo nati per stare sul palcoscenico, ci siamo saliti perché era giusto farlo. Ma ora è tempo di tornare a prendere contatto con la realtà e ristabilire le priorità, innanzitutto personali”. Insomma, gli exit poll danno già in vantaggio Bonaccini, il lavoro delle sardine è finito. Loro sono gente normale, non sono fatti per stare sotto la luce dei riflettori. Eppure possiamo giurare che a Santori piacesse proprio tanto saltare da una trasmissione all’altra come un canguro. E ora? tutto finito? Le sardine vanno in pensione? “Se avessimo voluto fare carriera politica l’avremmo già fatto”, ma nemmeno dicono che non lo faranno.

Però restano umili, umani, secondo quel decalogo e quel lessico annacquato che ha ammaliato le piazze: “E invece, prima di tutto, desideriamo tornare ad essere noi stessi, elettori e cittadini, parenti e amici. Per questo motivo non ci vedrete in TV o sui giornali”, spiegano. Alla favoletta del “lavoro terminato”, ovviamente non ci crede nessuno. I mesi prossimi si giocano due importantissime partite, quelle delle Regionali in Campania e in Toscana. E già qualcosa bolle in pentola, visto che il prossimo ritrovo dei pescetti sarà a Scampia: “È tempo di far calare il sipario e lavorare dietro le quinte per preparare un nuovo spettacolo con tutti voi che vorrete continuare a non essere spettatori qualunque. Fino ad oggi siamo stati una bella favola. Ora chiudiamo il libro e sporchiamoci le mani“. Insomma, Santori e compagnia vanno in vacanza, ma non ritraggono il piede dalle due scarpe e si lasciano rigorosamente tutte le porte aperte. Tutto scorre, niente cambia.

Urne chiuse. C'è chi dice che siano i gesti folli a cambiare il corso della storia, ma noi preferiamo pensare che siano…

Publiée par 6000 sardine sur Dimanche 26 janvier 2020

Cristina Gauri

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