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Roma, 15 gen – Un partito dei rom «per contrastare odio e discriminazione nei confronti dei nomadi» e arrivare al parlamento. Dopo il Partito Gay di Marrazzo, effettivamente sentivamo il bisogno anche di questo. Si chiamerà Mistipé la formazione fondata da Giulia Di Rocco, assistente legale 44enne di Pratola Peligna, e di altre due donne di origine rom, Virginia Morello e Concetta Sarachella.

Donne, di sinistra e appartenenti a una minoranza: hanno già la strada spianata. Simbolo e programma sono pronti, ma arriveranno presto un sito internet e le pagine social. Giulia Di Rocco, la presidente del partito, è laureata in giurisprudenza: ha fondato due associazioni – Amici di Zefferino e Romanì Kriss – è membro del Forum Rom Sinti e Camminanti istituito dall’Unar, sotto l’egida del Ministero delle Pari opportunità, dell’UCRI, l’Unione delle comunità romanes in Italia. Nel luglio del 2020 è diventata membro della International Rom Union, l’istituzione che rappresenta i nomadi al Consiglio d’Europa e all’Onu.

A chi strizza l’occhio Mistipé?

Di Rocco si rivolge ai circa 180mila i rom italiani aventi diritto di voto in Italia: «Ma il nostro partito non è aperto soltanto a loro – spiega al Giornale.ittutte le persone che credono nelle nostre battaglie possono aderire». Al primo punto del programma politico di Mistipé, c’è la «lotta all’odio e alla discriminazione nei confronti dei rom» e degli stranieri in generale. L’impostazione progressista è chiara, e chissà che in un futuro non si parlerà di alleanze con i big della sinistra nostrana.

Il Partito rom contro le ruspe

Una cosa è certa, Mistipé nasce per contrastare «chi con la ruspa ha fatto un’intera campagna elettorale». Il riferimento alla Lega è chiaro. «Da due anni a questa parte, in televisione sentiamo soltanto discorsi d’odio verso i rom da parte di politici di destra, come Matteo Salvini, e di fronte alle loro accuse finora non ci siamo potuti mai difendere, per questo abbiamo deciso di entrare in politica». E prosegue: «I rom sono discriminati, io sono italiana ma mi sento una cittadina di serie z, come zingara, i politici devono capire che ormai viviamo in una società cosmopolita, oggi parlare del diverso è una cosa superata, non ha alcun senso». Verrebbe da dire che i fatti di cronaca e le attività criminali compiute da tanti di coloro che vorrebbe rappresentare in parlamento parlano da soli…

Cristina Gauri

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