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Roma, 20 nov – Ricorre oggi la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, evento che si celebra da oltre 30 anni dopo l’adozione della convenzione che riconosce i bambini soggetti aventi diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici e impegna i grandi a consentire loro di poter crescere sani, protetti e rispettati. Quest’anno Telefono Azzurro ha posto una particolare attenzione al tema dello sfruttamento sessuale dei minori organizzando un convegno e diffondendo materiali informativi per promuovere i servizi di ascolto e supporto per i più giovani. E’ il web l’ambiente ritenuto più pericoloso per loro, per questo istituzioni, associazioni, onlus e no profit chiedono di monitorare quello spazio dove è sempre più massiccia la circolazione di immagini a carattere pedopornografico e dove gli abusi on line sono in crescita. Non è abbastanza e puntare tanta attenzione in un’unica direzione assomiglia tanto a chi invita a guardare il dito indicando la luna.

Mentre viene mostrato il compitino preparato in occasione della giornata, nella vita reale, tutti i giorni, i minori diventano gli ambasciatori di informazioni ambigue che minacciano proprio l’infanzia. Bambini e adolescenti sono i protagonisti dell’intrattenimento televisivo, musicale, artistico ben pagati (con grande piacere da parte dei loro genitori) per lanciare messaggi equivoci, infidi e pericolosi che raramente incontrano i veti degli organismi preposti al controllo e al monitoraggio (Commissioni, Aga, Agcom) i quali si muovono dopo le proteste dei cittadini, dei genitori e delle famiglie.

Il caso Cuties

Come ad esempio è successo recentemente quando su Netflix è stata trasmessa la serie Cuties con bambine di 12/13 anni protagoniste della storia di un gruppo di ragazzine che amano ballare. Muovendosi come donne scafate, mimano sensualmente arrivando ad eseguire balli sempre più espliciti e audaci, parlando fra di loro con un linguaggio volgare che lascia intendere di aver già vissuto tutto, nonostante la giovane età. Il prodotto di intrattenimento ha suscitato svariate proteste di molti spettatori i quali oltre a valutare il dubbio valore artistico dell’opera, ne hanno contestato il messaggio dis-educativo: le storie di quelle bambine così maliziose aprono le porte a chi lavora per sdoganare il tabù della pedofilia. Negli Stati Uniti gruppi ben organizzati hanno chiesto la cancellazione della programmazione attraverso l’hashtag #cancelnetflix.
Non è l’unico caso: l’immagine del manifesto dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia ritraeva una bambina in mutandine e canottiera dentro una stanza piena di uccelli. Un’immagine che ha fatto discutere e scandalizzare chi legge in essa un altro tentativo per abituare la gente a considerare tollerabile l’ammiccamento di una bambina di quell’età.

Il caso Alice

Sono sempre bambine che ricordano tanto Alice, la protagonista del Paese delle Meraviglie, le protagoniste della mostra di Nicoletta Ceccardi finanziata e voluta dal comune di Cremona che mette in primo piano piccole assassine armate di coltellacci ritratte a terra con le gambe aperte in cui si infilano trenini e pinocchietti succhiando lecca-lecca e vestite con abiti che grondano una materia che ricorda il liquido seminale. L’illustratrice dice di apprezzare i ritratti di bamboline sessuate e sensuali che, guardate attentamente, riproducono le stesse espressioni di chi ha vissuto l’incubo dell’abuso e del forzato intontimento. Sarà senz’altro una coincidenza ma è proprio ad Alice, la protagonista del libro scritto nel 1865 da Lewis Carroll, che i pedofili di tutto il mondo dedicano la giornata dell’orgoglio pedofilo per promuovere le richieste finalizzate a chiedere l’abolizione dei limiti di età in materia di rapporti sessuali.

Vestiti ambigui

Ambiguità morbosità e malizia anche fra i bambini protagonisti del marchio Caroline Bosmans le cui collezioni mostrano minori in contesti infelici e spiacevoli e immagini fortemente simboliche. Stesso climax per la casa di moda per bambini Nununu che, negli Usa, produce costosissimo vestiario unisex per bambini, privo di connotazioni maschio/femmina (in perfetto stile gender) e che vanta quale madrina la cantante Céline Dion. In produzione magliette per bambine con la scritta “Ho” che in inglese vuol dire “puttana”, tutine nere con teschi per neonati mentre sempre di nero sono vestite due piccoline che bevono latte sotto una scritta che recita: “Let’s get physical”, traducibile come “passiamo al contatto fisico”.
Antonietta Gianola

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