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Una generazione in guerra con sé stessa

by Cristina Gauri
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giovani

A un primo sguardo, i giovani sembrerebbero condannati. E non è colpa loro: non saremo certo noi a raccogliere il testimone dei tromboni boomer in vestaglia, tanto svelti a puntare il ditino al grido di «signora mia dove andremo a finire» e «ai miei tempi», quando a ben vedere sono proprio loro ad aver regalato ai giovani un futuro che li condanna a solitudine, disoccupazione, povertà, dipendenza, immaturità. Non solo consegnano alle nuove generazioni un mondo a pezzi, ma nemmeno sono in grado di fornire loro gli strumenti per ricostruirlo.

Non è un mondo per giovani

Tuttavia, boomer o meno, non si può fingere che il quadro non sia desolante: dati, episodi, vicende mostrano una prospettiva d’insieme davvero poco rosea, e soprattutto una complessiva rassegnazione all’immutabilità dello stato delle cose. Chiusi in una dimensione che, in maniera asfissiante, inizia a combaciare con la narrazione dei social, dello streaming, del narcisismo spinto di un mondo che sembra esigere l’idea dello stare sempre sotto i riflettori per potersi dire vivi.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2023

Stritolati tra modelli profondamente sbagliati, superficiali, deteriori, a cominciare da quelli impartiti nei banchi di scuola: suonata la campanella, li aspetta una società che li valuta utili solo in quanto consumatori a cui vendere mode, stili, cavalcando l’enfatica idea del progresso sociale, della coltre dei «diritti» sotto la quale si celano omologazione e spesso morte.

Gli indicatori sono tutti alle stelle: disoccupazione, abbandono scolastico, droghe, disturbi alimentari, tendenze autolesionistiche e suicide – come il fenomeno hikikomori ­– o l’aggregazione in gang in contesti urbani sempre più alienanti e degradati; il tutto mentre l’apparato culturale mainstream lancia improbabili allarmi su pseudo «disagi» fabbricati ideologicamente e presuntamente patiti da una fetta insignificante di popolazione. 

Gioventù disturbata

Veniamo invece ai disagi veri. Quelli che due anni di restrizioni, per giustificare l’allarme pandemia, hanno fatto impennare drammaticamente, sacrificando almeno due generazioni: segregate, criminalizzate, private del diritto allo sport e alla socializzazione, spaventate da una terrordemia spietata e da genitori ancora più terrorizzati, convinti di agire nell’interesse dei figli. (Spoiler: hanno peggiorato la situazione). Stupisce poco il dato dell’Inps, secondo cui, delle oltre 300mila richieste del bonus psicologo offerto dal governo, il 60% arrivava da under 35.

Più di due milioni (quasi tre milioni stimati) e di età sempre più giovane sono gli adolescenti italiani che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (Dca), tra cui anoressia e bulimia. Letà di esordio, spiega Annalisa Venditti, psicologa esperta dei disturbi del comportamento alimentare presso il Gruppo Ini-Istituto neurotraumatologico italiano, «è tra i 15 e i 25 anni, anche se sono appunto in aumento i casi dagli 11-12 anni». Rifiuto del cibo o, al contrario, grandi abbuffate seguite da vomito, abuso di lassativi-diuretici o sport estremo di compensazione, restano i problemi più frequenti, «ma ad essere in aumento è anche la risposta maschile della vigoressia, ovvero l’ossessione di un fisico prestante» che «porta i ragazzi a una continua ossessione per il tono muscolare, l’allenamento, una dieta ipocalorica e iperproteica a cui spesso si aggiunge l’uso di sostanze illegali per raggiungere tale obiettivo».

Un profondo disagio personale, radicato spesso nei traumi familiari irrisolti, che convoglia la spinta al miglioramento estetico in una patologia, aggravata dall’utilizzo degli onnipresenti social, che presentano confronti con modelli di bellezza irraggiungibili. Gli ultimi dati diffusi da Jama Pediatric riportano una media globale di 1 giovane su 5 affetto da Dca: l’Italia si classifica drammaticamente oltre il dato mondiale con 1 caso su 3. Il colpo di grazia lo hanno dato le restrizioni Covid. Durante i primi 6 mesi di misure pandemiche, i casi di…

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2 comments

fabio crociato 22 Aprile 2023 - 10:28

Se c’è (e c’è eccome) un tracollo dei livelli di vivibilità dei genitori, dei nonni, ecc., il fenomeno si ripercuote inevitabilmente sui giovani, la parte più debole, sensibile ed affamata di stabilità, di equilibrio sui quali fondare il proprio sviluppo.
Non sono più di tanto necessari gli iper-specializzati allorché affrontano la questione cambiando nome agli effetti (che poi sono “sostanzialmente” gli stessi da sempre), quando l’ individualizzazione delle cause fondamentali che investono tutto l’ insieme, loro compresi!

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SporcoRozzo&Primitivo 22 Aprile 2023 - 4:24

Sarà che Milano è una realtà a sé stante, ma la tendenza a pomparsi in palestra la vedo più diffusa nelle ragazze, al contrario vedo in giro molti maschi al limite del rachitismo, dai tratti e dagli atteggiamenti sempre più effeminati

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