Il Primato Nazionale mensile in edicola

Firenze, 28 mag — Aveva una tale fobia del Covid da spingerlo a saltare tutti gli esami di controllo, tanto da farsi crescere un tumore del non indifferente peso di 9,3 chilogrammi. E’ successo a Firenze, ma di casi come questo è disseminata tutta la Penisola. Centinaia di migliaia di cittadini che, per il terrore di infettarsi con il coronavirus nelle strutture ospedaliere, saltano gli screening, rimandando prestazioni che potrebbero salvare loro la vita. E non sempre il finale è lieto.



Un tumore di 9 chili per paura del Covid

Almeno nel caso specifico tutto si è concluso nel migliore dei modi. Al giovane paziente, un ragazzo di 22 anni, operato presso l’Ospedale Santa Maria Annunziata, a Firenze, è stato così asportato un tumore retroperitoneale — cioè nella parte posteriore della cavità addominale. Lo ha reso noto un comunicato diffuso sul portale dell’Ausl Toscana centro, specificando la durata dell’intervento — circa due ore — eseguito dal dottor Marco Scatizzi, insieme ai dottori Gian Matteo Paroli e Francesco Colella.

Fitte lancinanti

«Il paziente aveva notato la crescita della massa tumorale nell’arco dell’ultimo anno. Ma a causa della situazione pandemica non si era sottoposto ad esami di controllo per timore di recarsi in ospedale», si legge nella nota. Fino a qualche giorno fa, quando il 22enne era arrivato al pronto soccorso del Santa Maria Annunziata in preda a fitte lancinanti, unite a subocclusione intestinale. I controlli avevano subito segnalato la presenza di un tumore retroperitoneale dalle dimensioni decisamente inusuali: 40x27x23 centimetri per 9,3 chili di peso. 

Una massa maligna per cui si è resa necessaria l’asportazione d’urgenza, operata dall’equipe di chirurghi del nosocomio. Dopo l’intervento, «il paziente sta bene ed è stato dimesso in seguito a un buon decorso postoperatorio». 

Gli effetti del terrore da Covid

«Questo caso è un esempio di come la pandemia abbia influito negativamente sullo stato di salute delle persone. La paura di recarsi in ospedale ha comportato ritardi nelle diagnosi, non solo in disturbi come appendici, diverticoliti o colecisti, ma anche in malattie di tipo oncologico». Così commenta il dottor Stefano Michelagnoli, direttore del Dipartimento specialistiche chirurgiche Ausl Toscana Centro. «Questo ha comportato l’esecuzione di complessi interventi chirurgici anche in situazioni che, se diagnosticate in tempo, sarebbero state più semplici da operare».

Cristina Gauri

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta