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Gli studenti che fanno impazzire la sinistra: dove si batte il pensiero unico?

by La Redazione
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Studenti

Roma, 5 marzo – Gli studenti e la scuola sembrano essere sempre un tabù: non c’è niente da fare, la scuola è “cosa-nostra” sembrano dire presidi, docenti e sindaci di sinistra. Perfino David Parenzo, twittando una foto dei ragazzi del Blocco Studentesco Padova si è lasciato scappare un possessivo “nel mio storico liceo classico”, riferendosi alla scuola teatro dell’azione dei ragazzi, come a suggellare il sacro divieto che questi studenti avrebbero violato. “Il mio tesssoro…” è la famosa battuta di Gollum. Purtroppo dall’altra parte l’interesse per la scuola sembra quasi nullo.

Che dicono gli studenti?

Ieri il movimento del fulmine cerchiato, emanazione giovanile di CasaPound Italia, è andato all’attacco in diverse città verso i dirigenti scolastici colpevoli, secondo il movimento, di gestire le scuole come dei “mandamenti” politici. Un’accusa forte, ma che non è priva di fondamento. Nella città di Brescia infatti hanno volantinato fuori dall’Istituto Castelli con un messaggio molto chiaro “antifascismo=mafia”, con lo sfondo del famoso boss Charlie “Lucky” Luciano. Le motivazioni le hanno spiegate in una nota rilasciata sul sito ufficiale del gruppo: “In questi giorni – inizia la nota del movimento – il dirigente scolastico dell’Istituto Castelli ha diffuso nell’istituto falsità sul nostro movimento e lanciato intimidazioni nei confronti dei nostri militanti. Ancora una volta professori e dirigenti approfittano della loro posizione per indottrinare gli studenti e minacciare ripercussioni per chi non si allinea: informiamo lor signori che fare politica non è ancora reato. Nemmeno se chi la fa non la pensa come loro”. Poi la chiosa: “Puó capitare che se fai politica dentro scuola ti ritrovi a subire pressioni e minacce tramite interfono, come se la scuola fosse il loro personale mandamento/gulag”. Insomma l’azione sembra suggerire un “metodo mafioso” nei comportamenti di un dirigente scolastico che usa l’interfono d’istituto per promettere ripercussioni a seguito di un volantinaggio informativo, bandendo falsità e additando a ragazzi impegnati politicamente la stigma di “mostri nazisti”. E per fortuna che questi sono gli stessi che riempiono i programmi scolastici di corsi e sensibilizzazioni sul “cyber-bullismo”…

Fare politica non è reato

Seppur provocatorie le parole del Blocco Studentesco invitano ad una sonora riflessione: da quando fare politica viene considerato reato? Da quando si può disporre delle scuole come di un organismo politico a senso unico? Da quando si possono demonizzare gli studenti come fossero criminali? Badate bene, il problema non è la politica dentro le scuole che c’è sempre stata, ma l’uso spregiudicato che funzionari pubblici applicano al proprio ruolo. Ed ecco che sempre ieri arrivano “in supporto” (si fa per dire) gli studenti del Blocco di Padova e Verona che hanno srotolato davanti alle scuole uno striscione molto chiaro: “La scuola non è antifascista, è libera”. Apriti cielo: da David Parenzo ad Ezio Mauro, da Alessandro Zan all’immancabile Berizzi, è montata l’indignazione per quella che è stata definita una “provocazione”. Ecco a cosa è arrivata la sinistra italiana, quella culturale e politica almeno: a riconoscere una minaccia perfino in una professione di libertà. “La nostra azione in questi due istituti serve a dimostrare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno – spiega la nota dei Veneti – che noi ce ne freghiamo schiettamente dei divieti e dei catechismi politicamente corretti di questi personaggi e di tutto l’apparato (presidi, insegnanti, giornalisti, esponenti locali e nazionali del centrosinistra) che dà loro supporto e protezione: per questo noi siamo la voce libera di tutti quegli studenti che sono stanchi della feccia culturale e morale dell’antifascismo militante”. Nei due istituti infatti, era rimbalzata la mistificazione Piddina dei fatti di Firenze e le dirigenze avevano provveduto, come a Brescia, alla solita demonizzazione di chi non la pensa come loro.

Perchè bisogna lottare?

La scuola, come abbiamo visto più volte, non può essere lasciata al predominio della sinistra, ma nemmeno all’indifferenza della destra. C’è bisogno di dar voce agli studenti non allineati e spingere perchè la scuola torni ad essere un luogo libero, di confronto ma anche di scontro, senza le demonizzazioni e il senso unico che la sinistra vorrebbe imporgli. Non basta più lamentarsi, bisogna farli impazzire, proprio lì dove credono di essere dominatori, lì dove si sentono più protetti e coccolati dal la loro visione a senso unico. Lì dove scoprono il loro nervosismo e dove abiurano persino alla libertà pur di difendersi.

La Redazione

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