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Bergamo, 30 set – «I pomodori, qualcuno pensi a chi raccoglierà i pomodori». Questo in sunto l’attacco del sindaco di Bergamo Giorgio Gori a Matteo Salvini nel corso di un incontro tenuto dal Pd di Milano. «Salvini vuole curare gli interessi dei ceti produttivi, ma il suo cavallo di battaglia è l’immigrazione, non la crescita e il lavoro. Quando dice che vuole chiudere i porti, non sa che nelle fabbriche del bresciano il 70% è straniero e che in questo modo fermerebbe industrie e trattori» ha dichiarato Gori, il cui «cavallo di battaglia», invece, riguarda la preoccupazione per tutti quei posti da schiavi che rimarranno sguarniti se non ci mettiamo gli immigrati con paga da 2 euro all’ora.

Come è umano Gori, proprio come il ministro dell’Agricoltura Bellanova e come molti altri esponenti della sinistra – non solo politici ma anche intellettuali, giornalisti, spesso pure attori in cerca di abbronzatura social. Sembra proprio che al mondo progressista l’immigrazione concili solo visioni di campi da dissodare, zucchine da raccogliere e di linee di produzione di fabbriche. La solita retorica sul «chi raccoglierà i pomodori?» a lasciare intendere che solo gli immigrati possano farlo e che gli italiani ne siano strutturalmente incapaci in quanto viziati, bamboccioni o semplicemente inadeguati, sta diventando stucchevole quasi quanto il sempiterno «qualcuno pensi ai bambini».

Sarebbe anche da ricordare a Gori che Salvini non vuole fermare l’immigrazione tout court, né rispedire i regolari in patria, visto che lo ha ribadito in ogni occasione e visto pure che tra le fila della Lega militano diversi immigrati regolari: lo stesso slogan sui porti chiusi indica la fine di quegli sbarchi continui, incontrollati, che alimentano la tratta della immigrazione irregolare, andando, peraltro, a detrimento della sicurezza dei trasportati stessi. E a ben vedere nelle parole di Salvini c’è una chiara differenza tra immigrato regolare, e quello trasportato dalla prima Ong di passaggio e che finisce spesso nel vortice del degrado cittadino, preda non occasionale degli appetiti delle mafie o della criminalità urbana.

Ma in fondo nella «umanità» di certi progressisti c’è ben poco di davvero umano: la libertà di sbarcare e di migrare viene letta come sinonimo di libertà di finire, una volta approdati, nei campi, sotto il sole cocente, a raccogliere pomodori perché «gli italiani non vogliono più farlo». Magari senza diritti. Mai una volta che venga il dubbio, a questi progressisti dalle granitiche certezze, che forse gli italiani vorrebbero solo garanzie, diritti e la possibilità di svolgere un lavoro – anche il raccogliere pomodori se necessario – in maniera dignitosa, sicura e retribuita nella giusta misura. Del resto non è un caso che  la lacrimosa manovra della Bellanova tanto spinta dal ministro dell’Agricoltura per regolarizzare circa 600mila immigrati clandestini è stata un flop vergognoso. A fronte di centinaia di migliaia di richieste di regolarizzazione stimate, ne sono arrivate meno di 10mila. Fate vobis.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Andiamo ad esaminare e criticare da chi e come viene gestita parecchia terra nazionale e scopriremo che dietro a Gori, Bellanova e compagnia danzante c’è ben altro… Anzitutto produzione di bassa qualità da vendere a peso d’ oro per guadagni d’ oro. Qualcuno ha p.es dimenticato il “fenomeno” Zonin?!

  2. Oramai qualsiasi cosa dicono e’ oro colato.
    Un giorno si accorgeranno che 900 gradi centigradi sugli occhi sono troppi.
    Come 900 kili di fette di salame.
    Poveri maiali e poveri minatori.
    E…….poveri tutti noi.

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