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Roma, 25 set – Sin dal principio dell’emergenza pandemica abbiamo assistito a numerose celebrazioni del “modello italiano” che avrebbe ispirato il resto delle nazioni estere sulle metodologie da utilizzare per sconfiggere il coronavirus. Tuttavia, sono bastate poche settimane per rendersi conto che detenevamo in realtà il primato degli errori commessi. Una miriade di scelte sbagliate che hanno danneggiato, quasi irreversibilmente, il nostro tessuto sociale, lavorativo ed economico. Dovrebbe pertanto essere chiaro determinate modalità di repressione sociale non comportino alcun beneficio. Eppure, anche la ripartenza lavorativa e sociale dell’Italia appare essere basata sulla convinzione di rappresentare un esempio comune.



Il green pass c’è solo in Italia

In particolar modo sullo strumento del green pass, presentato come mezzo con cui tornare nuovamente liberi. Anche in ragione di ciò, appare doveroso denunciare che il certificato sia obbligatorio soltanto nella nostra nazione. Non esiste infatti, all’interno dell’Unione Europea, alcun governo che abbia deciso di permettere quasi ogni attività sociale solo mediante l’esibizione dell’ormai noto lasciapassare. Anzi, la stessa Francia (utilizzata come esempio per introdurre il pass) ne ha limitato l’uso solo ad alcune categorie.

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Inoltre, la scelta del nostro esecutivo rappresenta ancor più un rischio sociale, poiché lascia trasparire un assoluto disinteresse verso le libertà dei cittadini. Deriva ideologica e politica che andrebbe combattuta con ogni mezzo, piuttosto che avallata dal mainstream e da numerosi partiti. Esprimere dissenso riguardo la necessità effettiva del green pass comporta doversi sorbire attacchi e critiche continue. Il dibattito politico e popolare che distinguerebbe una democrazia dalle altre forme di governo appare limitato e quasi superfluo. Una ulteriore peculiarità strettamente italiana. Infatti, mai come questa volta, chi ci governa farebbe bene a prendere spunto da molte nazioni estere facenti parte dell’Unione, non imponendo alcun certificato per riprendere la vita sociale.

Tommaso Alessandro De Filippo



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