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Roma, 15 apr — Sabina Guzzanti vive evidentemente in una realtà parallela. Dove, cioè, i commercianti e i ristoratori non meritano il sostegno dei progressisti in tempo di crisi economica e chiusure, perché buona parte di essi «possiede appartamenti, macchinoni e a volte barche».



La sinistra è incredibile: non riesce a difendere una categoria senza affossarne e criticarne un’altra sulla base di stereotipi. Quegli stessi «odiosi» stereotipi che stigmatizza a spada tratta, per cui si straccia le vesti e lancia campagne di «solidarietà». Beninteso, solo quando sono rivolti alle solite minoranze da grembo.

La Guzzanti difende gli artisti (ma solo loro)

E sì che, in questo caso, la battaglia iniziale per cui si era spesa l’imitatrice era ben condivisibile. Ieri la Guzzanti aveva infatti twittato polemizzando sulla discutibile iniziativa del Comune di Foligno, che in attesa dei criteri nazionali per le cosiddette «riaperture estive» ha deciso di lanciare un bando per l’organizzazione di iniziative teatrali e artistiche gratuite. Iniziative che non prevedono, ahimé, alcun compenso per attori, artisti, ballerini. Le parti chiamate in causa hanno protestato a gran voce: non lavorano da un anno causa restrizioni, e adesso dovrebbero farlo gratis? «E’ vero che chi sceglie l’arte non lo fa per soldi, non è vero che possiamo vivere senza. Non è ovvio?», twitta Guzzanti. E fin qui potevamo essere d’accordo.

E’ a questo punto che un utente mette in luce una delle tante contraddizioni della narrazione sinistroide sulla crisi economica causata dalle restrizioni. Perché i progressisti elargiscono sostegno a certe categorie, mentre rubricano come «pezzenti evasori che creano disordini in piazza e non si preoccupano del contagio» commercianti e ristoratori alla fame dopo mesi di chiusure? «Qualcuno mi spiega come mai, nell’immaginario piddino medio, esercenti e artigiani sono evasori, mentre gli artisti meritano rispetto?». Spiazzante la risposta della Guzzanti. «Immagino dipenda dal fatto che buona parte dei commercianti possiede appartamenti, macchinone e a volte barche. Mentre la maggior parte degli artisti vive con lo stretto necessario».

In che mondo vive?

E pure se menzionando lo «stretto necessario» possiamo dirci certi che non stesse parlando della propria situazione economica — a meno ché non stia ancora piangendo miseria per essersi fatta fregare 150mila euro dal Madof dei Parioli — l’inevitabile domanda sorge spontanea: ma in che mondo vive la Guzzanti? Non li legge i giornali, non le è arrivata voce delle 300mila imprese che rischiano di chiudere e dell’indotto di 2 milioni di lavoratori che non torneranno più a lavorare, o del fatturato Pmi crollato di 420 miliardi nel 2020?

Ma già, dimenticavamo: il motore e la spina dorsali economici del Paese, con il loro bisogno di lavorare e il loro sconcertante rifiuto di adeguarsi al «nuovo normale» fanno ribrezzo alla sinistra. Meglio stigmatizzarli sulla base di quegli stereotipi fossili risalenti all’era geologica dell’antiberlusconismo — la macchinona, la villa, la barchètta, tutti status che invece i radical chic da soggiorno a Capalbio sono soliti schifare, certo — e delegittimare le loro istanze.

Cristina Gauri 

 

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2 Commenti

  1. qualcuno dica alla guzzanti che nessuno gli impedisce di mettersi a fare la commerciante,visto che pensa
    che ce la passiamo cosi bene….
    d’altronde come artista fa pietà,quindi non è evidentemente il suo mestiere.

  2. Non pensavo fosse così ciuccia… Strano che il padre non gli abbia mai detto di famiglie che possiedono persino interi palazzi e terre, in zone importanti (almeno sino a ieri) e magnano a più non posso con gli affitti b/n… Sta ad osservare i macchinoni e case monofamiliari, magari con i debiti senza sapere cosa mangiano davvero?!

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