Roma, 1 lug — I talebani del politicamente corretto non dormono mai, figuriamoci quando c’è da spodestare o delegittimare un evento radicato nella cultura pop del nostro Paese da quasi un secolo, e che da generazioni vede coinvolte schiere di bellissime ragazze: parliamo di Miss Italia, a cui la solerte amministrazione del comune di Corato (Bari) ha tolto il patrocinio perché giudicata troppo «sessista».

A Corato la giunta diserta Miss Italia. E’ “sessista”

Tutto nei parametri, quindi: abbiamo una kermesse che piace al cosiddetto popolino ignorante, quello puzzone e cafone tanto schifato dalle élite cavialprogressiste, e migliaia di belle donne che ogni anno farebbero carte false per poter apparire tra le finaliste di Miss Italia a Salsomaggiore Terme. Volgo e fi*a, per la maggior parte cis-etero, due elementi che disturbano il sonno dei mullah femministi. E quindi via di scure censoria. Nella giuria  delle selezioni avvenute a Corato domenica 26 giugno, infatti, non era presente alcun rappresentante istituzionale o componente dell’amministrazione comunale. Diserzione totale.

Un maschio spiega cosa è sessista e cosa no

A spiegarlo è il sindaco di centrosinistra, Nicola De Benedittis: «Miss Italia è maschilista» e mercifica il corpo della donna. La roboante ironia, che in molti coglieranno, risiede nel fatto che a stabilirlo e dichiararlo sia un uomo. Quanto urla «patriarcato» tutto questo? «Abbiamo fatto una riflessione sul corpo delle donne e sul concetto di bellezza», spiega. «Riteniamo che quella idea di bellezza propinata dal concorso Miss Italia sia molto discutibile, molto relativa e molto riduttiva» perché «quei canoni sono alquanto riconducibili a una visione maschilista e consumistica della bellezza e del corpo delle donne». E conclude: «Sappiamo che dentro il sistema economico consumistico la declinazione maschilista sui corpi delle donne prevale e noi a questo con fermezza e serenità diciamo di no».

Il tutto, ovviamente, senza nemmeno interpellare le concorrenti di Miss Italia, senza premurarsi di chiedere loro se si sentissero mercificate o meno. Ma no, è compito del padre-padrone De Benedittis stabilire cosa è patriarcale o meno, maschilista o meno. Effettivamente, dal suo punto di vista non fa una grinza.

La risposta degli organizzatori

Risponde così l’organizzatore del concorso, Antonio Garofano, presidente dell’Asd Wellness: «È una decisione che ci ha lasciato spiazzati». Concludendo enigmaticamente: «Non nascondo delusione poiché non hanno riconosciuto l’autentico valore della manifestazione. Durante la rassegna è stato dato spazio alla bellezza e all’eleganza. Ma anche a messaggi importanti come una riflessione sul femminicidio, il problema dei disturbi alimentari, e l’ambizione delle donne di fare carriera negli ambiti più disparati». A quanto pare nemmeno «timbrare il cartellino» trattando argomenti di rilevanza sociale ha smosso la giunta. 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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