Roma, 22 mag — Il piccolo Leone Ferragnez, figlio di Fedez e di Chiara Ferragni, ha solo 4 anni ma già «marca male». Oppure benissimo, a seconda del punto di vista. Nonostante gli smalti del padre, il sostegno al ddl Zan, i ripetuti inviti social da parte di entrambi i genitori ad abbattere gli stereotipi eteronormativi e patriarcali, quel piccolo teppista di Leone Lucia si ostina a esprimere opinioni decisamente invise ai sostenitori dell’uguaglianza di genere: ad esempio, che il rosa è un colore da femminucce, e il blu da maschi.

Il figlio di Fedez contro l’uguaglianza di genere

Lo ha affermato pubblicamente lo stesso figlio di Fedez, in uno delle migliaia di video che lo vedono protagonista suo malgrado su Instagram e TikTok. Nel video, Leone mostra al papà un gioco rosso e blu che al momento «è passato» alla sorellina Vittoria, esprimendo la propria contrarietà perché, dice, «non sono colori da femmine». «Non esistono colori da femmine», ribatte prontamente il rapper. «Sì, il rosa…», risponde Leone sicurissimo. «Non è vero, a me piace il rosa e lo metto anche io. Ma chi te l’ha insegnata questa cosa?», chiede Fedez al figlio.

Una padre distrutto

Il marito della Ferragni sprofonda nel più nero sgomento. Nonostante il lavaggio del cervello a base di smalti da uomini e propaganda Lgbt 24 ore su 24, nonostante aver cresciuto la propria creatura in un’atmosfera sottovuoto di politicamente corretto puro al 100%, il pargolo di casa Ferragnez se ne esce con queste boutade di stampo medieval nazista. Roba da lavargli la bocca con il sapone, come si faceva un tempo quando dalle bocche dei bimbi uscivano parolacce sentite chissà dove. E le parolacce di questi anni ’20 del Duemila, a quanto pare, sono affermare che normalmente i bambini preferiscono l’azzurro o il blu. Una cosa è sicura: avrà pure 4 anni, ma il piccolo Leone ha più sale in zucca del padre — e pensa più liberamente di lui.  

 Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

9 Commenti

  1. Il vizio di famiglia resta comunque quello di servire pure da ricchi di materia ma solo di quella! Il colmo dei servi, la verità degli arricchiti.

  2. Ultima MARGARITAS ANTE PORCOS…

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    LASCIATEMI DA SOLO ANDATE A ROMPERE IL CAZZO AI FROCI AI NEGRI E SOPRATTUTTO

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    By Manlio Amelio

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  4. Io mi chiedo quanto si deve essere indottrinati, quanti lavaggi del cervello bisogna aver ricevuto, in quale atmosfera sottovuoto si deve esser cresciuti per affermare che il rosa sia un colore da femmine e il blu da maschi? Quasi che ciò corrispondesse ad un dato di natura, anzichè che al frutto di una mera convenzione scociale di quelle assolutamente variabili nei tempi e nelle culture
    ma quanta stereotipata ideologia, quanta malafede ci vuole per sostente che chi pensa che non esistano colori da maschi o femmina non sia libero di mente, piuttosto che il contrario?
    ma cosa si fa a scrivere certe boiate, sia pure in un “giornale così radicalmente schierato??

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