immigrati libiaRoma, 6 mar – La Libia è nel caos e la fuga di persone verso le coste italiane non si arresta. Anzi, secondo quanto riportato dall’Ansa, sono in arrivo tra le 500mila e il milione di persone. Cifre incredibili, che potrebbero sembrare esageratamente allarmistiche, non fosse che a comunicarle è proprio il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri: “Nel 2015 – ha dichiarato Leggeri all’Ansa -dobbiamo essere preparati ad affrontare una situazione più difficile dello scorso anno”. “A seconda delle fonti – ha detto – ci viene segnalato che ci sono tra i 500mila ed un milione di migranti pronti a partire dalla Libia”.

Il rischio terroristi non è, secondo il direttore di Frontex, affatto peregrino: “Dobbiamo essere coscienti dei rischi. Ad ora non ho prove per dire che hanno la situazione dell’immigrazione illegale sotto controllo. Ma dobbiamo stare attenti”. Leggeri ha poi ammesso un problema reale e decisamente preoccupante: “Abbiamo prove che i migranti sono stati forzati a salire sulle imbarcazioni con le armi. Non ho niente per dire se fossero terroristi. C’è preoccupazione tra gli Stati. Perché se questo non accade ora potrebbe accadere in futuro”.

Pare evidente quindi la preoccupazione del direttore che ha voluto lanciare un appello a tutti gli Stati membri dell’agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere: “Se si vuole che Frontex faccia più operazioni abbiamo bisogno di risorse e staff e dell’impegno degli Stati membri a rendere disponibili i loro mezzi”. Specificando che: “Frontex è una parte. Da solo non è sufficiente ad affrontare questo enorme problema. Ad esempio, la cooperazione con i Paesi terzi è molto importante”

Eugenio Palazzini

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Classe 1984, vivo da sempre in Toscana “torcendo il muso all'Arno”. Laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con tesi sui rapporti tra Governo italiano e Autorità palestinese negli anni ottanta. Ho poi conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali all'Università di Siena con tesi sulla lotta del popolo Karen in Birmania, definita “la guerra più lunga del mondo”. Vicedirettore del Primato Nazionale, per il quale ho realizzato reportage da Iran, Siria, Birmania, Giappone e Ungheria.

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