Il Primato Nazionale mensile in edicola

Padova, 22 feb – Se ne è andato sparandosi un colpo in testa Omar Rizzato, 41 anni, imprenditore padovano a capo di Hubble, la sua azienda di Cinto Euganeo specializzata nell’allestimento audio, video e di illuminazione per concerti ed eventi.

Morto per il Covid, ma non di Covid: morto di disperazione per la mancanza di lavoro connessa alle restrizioni dell’ultimo anno, che hanno azzerato senza pietà alcuna i guadagni nel suo settore. Per chi lavora con festival musicali, sagre, matrimoni, fiere, l’ultimo anno è stato un vicolo cieco di perdite. Sono stati gli amici a trovare il corpo senza vita di Rizzato. Lo riporta il Corriere.

I colleghi ricordano l’imprenditore suicida

«L’avevo visto qualche giorno fa – racconta al quotidiano l’amico e collega Roberto – siamo cresciuti insieme. Nel 1998 era stato uno dei fondatori dell’associazione Blue Tower di Tribano. Avevamo creato le prime feste come “Zona Rock” e negli anni era diventato un’istituzione nel mondo dei Festival in Veneto. Nell’ambiente lo conoscevano tutti tra Rovigo, Vicenza, Padova e Venezia. Solo lui può sapere il perché del gesto ma i dubbi ci sorgono spontanei».

Il Covid si era portato via tutto il mondo dell’imprenditore veneto. In queste settimane, nei prossimi mesi o anni: nessuno può prevedere quando e quanto gli strascichi della corrente situazione economica colpiranno, e fino a quando. Oltre alla disperazione e depressione per quarantene e lockdown, ci sono i contraccolpi della peggior crisi economica dal dopoguerra a oggi.

«Non c’erano avvisaglie ma è naturale che gli pesasse non lavorare da un anno. Sperava nell’estate per il rilancio. Una persona su cui potevi contare. In poche ore ti sapeva recuperare le luci, montare una struttura e allestire una manifestazione», ricorda il sindaco di Tribano Massimo Cavazzana.

La misura è colma

«Le vicende personali di Omar sono solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso ma il vero problema è che quel vaso è pieno da mesi. Ci sono migliaia di persone che non vedono prospettive e che vivono nel buio», incalza il cantante lirico Jacopo Pesiri parlando dell’imprenditore suicida. Dello stesso parere Red Canzian, storico bassista trevigiano dei Pooh. Pur non conoscendo direttamente Rizzato, la vicenda lo ha fortemente scosso. «Se cominciano a succedere cose simili significa che siamo alla disperazione. È più di un anno che abbiamo appeso gli strumenti alla parete e che ci manca il pubblico che è la nostra materia prima. Se prendiamo un applauso è soprattutto grazie al lavoro di centinaia di “invisibili” che ci permettono di fare grandi cose». In Italia sono oltre 400mila le famiglie degli addetti dello spettacolo che attendono di poter ricominciare a lavorare.

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

5 Commenti

  1. Vivere senza una benché minima luce è terribile per gli amici veneti che di luce ne hanno sempre donata tanta, pure ai foresti che potevano apparire dubbi (tra questi anche il sottoscritto); mi inginocchio e prego.

  2. mi spiace davvero.
    sono imprenditore,
    e capisco benissimo come si deve essere sentito:
    il periodo è difficilissimo per tutti,anche per quelli che non hanno avuto un blocco totale,
    come me:
    anche chiudendo solo durante i lockdown,
    tra i blocchi e il calo del fatturato
    sono a meno 80% del reddito…
    a stipendi,spese e tasse quasi invariate,il che si traduce in parecchie decine di migliaia di euro che ho dovuto tirar fuori dal conto per coprire i buchi:tutto questo
    continuando a lavorare,e dando lavoro a due dipendenti.
    a conti fatti ci ho rimesso dieci anni di lavoro..
    il futuro è grigio,
    e non potrò andare avanti ancora per molto.

  3. Accidenti! Hai una pistola e vuoi farla finita, almeno vai a Roma e cerca di portarne qualcuno con te.
    Suicidarsi vuol dire soltanto fargli l’ultimo regalo.

Commenta