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Reggio Calabria, 31 lug – Decisamente non un periodo felice per le forze dell’ordine e per la loro rispettabilità. Dopo i noti e a loro modo sconvolgenti fatti della Caserma dei Carabinieri di Piacenza, un’altra storia poco edificante con protagonista un tutore dell’ordine ci arriva dalla Calabria, dove un poliziotto originario della Sicilia ma in servizio a Reggio Calabria è stato arrestato dai Carabinieri della Locride perché trovato in possesso di ben 7,5 chili di cocaina, occultati nella sua macchina personale.



In vacanza

Particolare di non poco conto, il poliziotto, presunto trafficante, era in compagnia della moglie e del figlio minorenne e si stava recando in vacanza sullo Jonio, quando è stato fermato dai carabinieri in quello che sembrava un usuale controllo stradale, sul tratto che collega Rosarno a Marina di Gioiosa Jonica.

La perquisizione

Una volta fermato, sono però cominciati i problemi per il poliziotto che innervosito e insofferente al controllo – tanto da aver insospettito i militari dell’Arma – ha esibito una fotocopia del proprio tesserino di appartenente alla polizia di Stato per cercare probabilmente di evitare controlli più accurati al proprio veicolo. Il risultato è stato esattamente opposto, tanto che i carabinieri hanno deciso di sottoporre il poliziotto a perquisizione personale e di effettuare altresì una perquisizione sulla macchina.

L’arresto

A questi accertamenti hanno partecipato anche agenti della Polizia di Stato, opportunamente avvertita dai carabinieri, alla luce della qualifica dell’improvvisato corriere della droga. Durante la perquisizione, nascosti in un doppio fondo appositamente ricavato nel vano porta-oggetti, sono stati rinvenuti sette panetti incellophanati, ciascuno contenente approssimativamente un chilo di cocaina, per un totale, come detto, di sette kg e mezzo. Tratto in arresto e una volta espletate tutte le formalità di polizia giudiziaria di rito, il poliziotto è stato quindi, su disposizione della autorità giudiziaria, tradotto in un istituto detentivo in attesa degli esiti della udienza di convalida da tenersi davanti al giudice di Locri.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Chi e come faceva entrare e circolare la droga negli anni 60/70 in Italia? Oggi si comincia a capire anche da “tracce non del tutto cancellate”…

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