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Roma, 31 lug – Il lungo lockdown imposto dalla gran parte dei governi, a causa dell’epidemia di coronavirus, ha generato una crisi economica drammatica. Gli effetti, per la verità, non si sono ancora visti del tutto e senza fare le Cassandre il timore è che alle porte vi sia un collasso di proporzioni inimmaginabili fino a pochi mesi fa. Ma davvero tutte le nazioni sono in seria difficoltà? Non è proprio così, basta osservare i dati del Giappone, dove a giugno il tasso di disoccupazione ha mostrato addirittura un calo: si è attestato al 2,8% a fronte del 2,9% del mese di maggio. Non solo, sempre lo scorso mese il Sol Levante ha fatto registrare un aumento della produzione industriale del 2,7% rispetto a maggio.

Si tratta di dati, comunicati dal Ministero degli Affari interni delle poste e telecomunicazioni nipponico, che vanno oltre le più rosee aspettative. A giugno difatti gli analisti si attendevano un rialzo del tasso di disoccupazione, vicino al 3,1%. Sovranità monetaria, investimenti continui, innovazione, storica capacità dei giapponesi di tenere botta anche durante i periodi più bui. Sono questi gli ingredienti per la ricetta di successo di una nazione che non abdica alla propria identità e non abbocca alle sirene degli stregoni internazionali, pronti a darla per spacciata a ogni piè sospinto.

Il confronto (impietoso) con i dati Ue

Ma per comprendere ancor meglio la rilevanza dei numeri giapponesi, è utile confrontare questi dati con quelli europei. Secondo le rivelazione Eurostat, a giugno il tasso di disoccupazione nella zona euro è stato del 7,8% e del 7,1% nell’Unione europea. In pratica lo scorso mese circa 15 milioni di persone nell’Ue risultavano disoccupati, in aumento rispetto al mese di maggio: 281mila in più (+0,1%). Gli interventi da parte di Bruxelles e dei governi europei per sostenere il mercato del lavoro, sono stati dunque insufficienti. Perché non hanno sopperito alle misure di confinamento che hanno generato così un “forte aumento del numero di richieste di indennità di disoccupazione in tutta l’Ue”. Prendere esempio dal Sol Levante, per evitare il tramonto a occaso della stella madre.

Eugenio Palazzini