Foggia, 27 giu — Tragico incendio in provincia di Foggia, nella baraccopoli-ghetto dove alloggiano centinaia di braccianti agricoli stranieri: un rogo scoppiato tra le baracche di lamiere e materiali di fortuna ha perso la vita il gambiano Joof Yusupha, 35 anni. Sul posto sono intervenuti squadre dei Vigili del fuoco e carabinieri che stanno anche investigando sulle cause dell’incendio. Un quadro simbolico delle condizioni di vita delle «risorse» boldriniane, accolte in Italia con tonnellate di pelosi buoni sentimenti e lasciate poi impietosamente alla mercé di sfruttatori, in condizioni di vita da Terzo mondo. Lo stesso da cui questi stranieri provengono.

Incendio nella baraccopoli dei braccianti, muore un gambiano

Non è il primo rogo a divampare in questa baraccopoli. Dal 2012 ad oggi si registrano una decina di incendi, alcuni dei quali con risvolti tragici, come quello di oggi. Il 3 marzo del 2017 le fiamme sorpresero nel sonno due 30enni cittadini del Mali, uccidendoli e devastando un centinaio di baracche. «Continuiamo a registrare ancora una volta in Puglia, ancora una volta in un ghetto, ancora una volta in Capitanata la morte di un giovane lavoratore che purtroppo era costretto a vivere in condizioni disumane», dichiara dichiarato Pino Gesmundo, segretario regionale della Cgil Puglia. «Abbiamo 103 milioni a disposizione in Puglia per superare i ghetti, tutte le istituzioni si attrezzino, gli enti locali e la Regione insieme al partenariato, affinché immediatamente vengano investite quelle risorse per mettere i Comuni nelle condizioni di poter superare i ghetti. Non si può più tollerare questa situazione, oggi certifichiamo la sconfitta dell’intera classe politica e istituzionale di questa regione». 

Lacrime di coccodrillo

Arrivano anche le lacrime da coccodrillo del Pd attraverso le parole di Michele Bordo, deputato e responsabile Mezzogiorno. «Stamattina la morte di un altro immigrato in provincia di Foggia per l’incendio delle baracche in cui dormiva. Da parlamentare e da cittadino mi vergogno per questa ennesima tragedia», dichiara. «Insisto da anni perché quelle baraccopoli fatiscenti e senza servizi minimi essenziali vengano smantellate per assicurare agli immigrati, che ogni giorno lavorano nei nostri campi, condizioni di vita diverse. Ma continua a non succedere nulla. Aumentano purtroppo solo i numeri di questa strage silenziosa».

Riceviamo e pubblichiamo, di seguito, precisazione del Comune di Rignano Garganico

“Nell’esprimere profondo e sincero cordoglio per la dipartita del giovane Yusupha Joof, l’Amministrazione del Comune di Rignano Garganico, da sempre sensibile alle tematiche inerenti alla tutela dei diritti dei più deboli, rileva la erronea collocazione geografica del cd. Gran Ghetto, impropriamente accostato dalla stampa italiana al Comune di Rignano Garganico. In verità, tale insediamento abitativo risulta essere ubicato nel territorio del Comune di San Severo. Tale specificazione si rende necessaria al fine di tutelare l’immagine del Comune di Rignano Garganico, il quale risulta essere privo dei necessari poteri di intervento sull’area in questione. Con l’auspicio che la Politica – nazionale e locale – possa trovare, nell’immediato, adeguate soluzioni volte a restituire dignità abitativa a tutti gli esseri umani che, per motivi lavorativi, sono costretti a vivere in situazioni inumane e degradanti.

Cordialmente, l’Amministrazione Comunale Comune di Rignano Garganico” (19-07-2022)

Cristina Gauri

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