Roma, 29 apr – Qual è lo stato di salute dell’informazione in Italia? Se lo si chiede a chi è in posizione di dominanza, naturalmente è ottimo. Ma se lo si domanda a chi è in posizione di minoranza, non può che essere pessimo. È su questo tema cruciale che ieri sera, a Piazzapulita, si sono scontrati due decani del giornalismo italiano: Paolo Mieli e Michele Santoro. Che, da opposte barricate, se le sono date di santa ragione.

Lo scontro Mieli-Santoro

Più in particolare, il pomo della discordia era rappresentato dal modo in cui viene raccontata dai media la guerra russo-ucraina. Secondo Mieli, il pluralismo viene senz’altro garantito; per Santoro, invece, è la prima volta che la stampa italiana è così monocorde, negando a milioni di italiani una corretta informazione. Per Mieli, infatti, bisogna farla finita con «la storia dell’informazione unica. Citami una trasmissione dove non ci sia tu o qualcuno come te», è stata la provocazione rivolta dall’ex direttore del Corsera a Santoro. Che ha replicato così: «Noi non abbiamo un racconto della guerra che cambi prospettiva. Tutto quello che ci viene proposto ha un’unica prospettiva, il fatto che non ci sia un telegiornale che possa assumere una posizione critica nei confronti della guerra è una situazione unica per il nostro Paese, non c’è mai stata in precedenza».

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Coperti e allineati

Ma Mieli non ci sta e prova a contraddire Santoro: «Ci sono tanti giornali in Italia (Avvenire, Il Manifesto, Il Fatto Quotidiano e La Verità) che esprimono opinioni diverse sulla guerra. La gente è libera, tu non hai un concetto chiaro della libertà». Pronta la replica: «Quanto vendono tutti i giornali messi insieme? E quanti milioni di persone ascoltano i telegiornali ogni giorno? Ti sembra che ci sia una corrispondenza tra l’opinione pubblica che è contraria all’invio di armi e il modo in cui viene rappresentata la guerra?». Santoro si riferiva a un sondaggio mostrato da Formigli, da cui emerge che la maggioranza degli italiani rifiuta l’invio di armamenti all’Ucraina. In effetti, non sembra una posizione molto rappresentata sui principali media italiani.

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Vittoria Fiore  

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1 commento

  1. Tutto torna a quando, qualche decennio fa, i maoisti erano i compagni più “simpatici”, al punto che pochi ma agguerriti credevano nel nazi-maoismo? Tutto torna sotto questi cieli plumbei.

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