Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 26 ott – Matteo Bassetti punta il dito contro le ultime decisioni intraprese dal governo e dal Comitato tecnico scientifico. Il direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente della task force Covid-19 della Liguria, è intervenuto questa mattina alla trasmissione L’Aria che tira su La7. La sua analisi è impietosa: «Ci hanno sempre detto che governa e comanda solo il Cts, per le quarantene, il doppio tampone e tante altre cose. E quando si accentrano così tanto le decisioni e i poteri è evidente che se le cose vanno bene ti prenderai tutti i meriti, se le cose vanno male qualcuno si deve prendere le sue responsabilità». E la situazione in questo momento non è decisamente la stessa di questa estate…

Ci vuole tempo

Bassetti mostra di avere le idee chiare anche sull’ultimo Dpcm firmato nella giornata di ieri, domenica 25 ottobre, dal premier Giuseppe Conte, e contesta l’obbligo per ristoranti e bar di chiudere alle 18 e la chiusura totale di cinema, palestre e piscine. Non solo: riferendosi al precedente Dpcm, risalente al 18 ottobre e soppiantato nel giro di una settimana da quello attuale, il professore afferma che quando vengono prese delle decisioni è necessario attendere un periodo-finestra nel quale va dato tempo a queste ultime di dimostrarsi utili o meno. Il governo, invece, sembra più incline a rincorrere l’andamento del contagio, sentendosi l’acqua alla gola e prendendo decisioni basate sulla contingenza. «Quando si prende una decisione bisogna attendere che questa funzioni, pochi giorni dopo è arrivato un altro Dpcm. È evidente che non sarà sufficiente», ribadisce.

Proteggere le categorie fragili

E punta il dito contro la mancata «messa in sicurezza» delle categorie più fragili, come gli anziani, gli immunodepressi e i colpiti da patologie croniche. «Dovevamo agire su quelle che sono le categorie oggi più colpite da quest’infezione, che sono gli anziani e i fragili. Se noi non mettiamo in sicurezza queste due categorie è inutile che chiudiamo i ristoranti» mettendo al palo la categoria della ristorazione e del fitness sportivo.

Il virologo ha infine sottolineato come «che ogni anno nel nostro Paese muoiono circa 10mila persone in seguito alle complicanze dell’influenza e altre 17mila persone per complicanze respiratorie. Andare a fare un report di quello che è il problema epidemico attuale non rende. La notizia alla fine è sempre quanti sono i morti e nessuno guarda mai quanti sono i guariti. Questa comunicazione, che parte sempre da ciò che è negativo, non aiuta le coscienze degli italiani. Dopo nove mesi, la gente è in difficoltà. Soprattutto se non le dai una speranza di uscita».

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta