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Uno dei due giovani albanesi fermati per l’efferato omicidio del diciassettenne Ismaele Lulli

Pesaro, 22 lug – Un ragazzo come tanti, Ismaele Lulli, diciassettenne di Sant’Angelo in Vado, provincia di Pesaro, lo studente all’Istituto alberghiero di Piobbico trovato morto domenica con la gola tagliata, quasi decapitato probabilmente da un solo violentissimo colpo, in un boschetto vicino al paese famoso per i tartufi.
Responsabili di quella che appare una vera e propria esecuzione, tanto per cambiare, due giovani albanesi: un ventenne residente a Urbania – pochi chilometri di distanza – e un diciannovenne residente nello stesso paese della vittima, di cui non sono state ancora rese note le generalità. Questi, prima interrogati per ore dai carabinieri, sono stati sottoposti a fermo. Tra gli indizi a loro carico, anche il fatto che i relativi cellulari sono stati agganciati dalla cella telefonica del luogo in cui è stato trovato il corpo di Ismaele.
Dalle ricostruzioni degli investigatori tra gli immancabili social, sui quali si svolge una parte sempre più importante della vita di molti giovanissimi, emergerebbe anche il movente, se così si può chiamare: la fidanzata diciannovenne dell’albanese di Urbania, ingelosito dalla sua frequentazione con Ismaele. Un dramma della gelosia, quindi, consumato a colpi di post su Facebook e altri social, fino all’efferato omicidio cui i nostri milioni di gentili ospiti ci hanno ormai abituato.
Due presunti assassini non proprio sprovveduti, per altro, se è vero – come sospettano gli investigatori – che sono stati loro stessi a digitare e trasmettere alla madre dello sfortunato giovane uno strano sms alle 16 di domenica: “Cambio vita, vado a Milano. Non mi cercate”. Un espediente per depistare le indagini e ritardare il ritrovamento del corpo, nel frattempo gettato in un piccolo dirupo.
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Un’immagine di Ismaele Lulli

Un ragazzo dagli interessi del tutto comuni: dalle discoteche, alla musica, al volontariato nella protezione civile. Conosciuto da tutti in paese, aveva tanti amici, e tra questi – forse l’unico inconsapevole errore nella sua giovane esistenza – anche i due albanesi che l’avrebbero massacrato e che, stando alle ultime notizie, avrebbero fatto le prime ammissioni: “È come se si stessero rendendo conto ora dell’enormità del fatto”, racconta una fonte investigativa che parla di “un delitto da videogame” in relazione al gesto spropositato per un motivo tanto futile.
Vero è che con le risorse che ci siamo tirate a bordo non c’è limite al peggio – basti ricordare tra i tanti l’assurdo omicidio del ventisettenne ternano David Raggi lo scorso marzo ad opera di un marocchino ubriaco (già espulso nel 2007 e rientrato su una carretta del mare) – ma non sembrano averci fatto l’abitudine i tantissimi parenti, amici e conoscenti che all’uscita dei due delinquenti dalla caserma dei carabinieri di Sant’Angelo in Vado hanno tentato di linciarli. Invece, sono arrivati sani e salvi al carcere di Villa Fastiggi a Pesaro, lasciandosi alle spalle una comunità cui nessuno restituirà più, oltre a Ismaele, anche la tranquillità costruita nel tempo. Anche questo è un danno irreparabile.
Conoscevo Ismaele da quando era bambino”, gridava tra le lacrime un anziano del posto. Tutti noi, in realtà, lo conoscevamo, perché Ismaele è il ragazzo della porta accanto, quello che vedi nascere e crescere accanto alla tua famiglia, a te e ai tuoi figli, che dovevamo difendere e che invece ci siamo fatti sottrarre da bestie la cui effimera considerazione della vita non merita accoglienza e tanto meno comprensione.
Francesco Meneguzzo



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