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Roma, 11 mar – Pasqua in lockdown come a Natale, zona rossa in automatico dove i contagi settimanali superano i 250 per 100mila abitanti: il governo aspetta i dati del monitoraggio per modificare il Dpcm, in vigore da lunedì 15. Dopo lo scontro nella maggioranza tra rigoristi e “aperturisti”, Lega in testa, sembra sfumare l’ipotesi del lockdown fisso nei fine settimana. Anche perché probabilmente tra zone arancioni e zone rosse da lunedì gran parte dell’Italia sarà già blindata dalle ordinanze del ministro della Salute Speranza. Sul fronte della scuola, si va verso la chiusura totale anche nelle zone arancioni, vista la diffusione della cosiddetta variante inglese tra i più giovani.



Italia chiusa a Pasqua, verso la proroga del divieto di spostamento tra Regioni

Quel che è già certo è che l’Italia sarà chiusa durante la settimana di Pasqua, così come era accaduto per le festività natalizie. Zona rossa nei prefestivi e festivi e tutti tappati in casa. Anche se per l’ufficialità bisogna attendere l’analisi degli ultimi dati e il confronto con le Regioni fissato per oggi. “Le decisioni che vogliamo assumere devono essere sostenute dai dati più recenti. Credo giusto che vengano introdotte misure più rigorose ma proporzionali che ci consentano di affrontare le prossime settimane”, spiega Speranza. Scontato inoltre che per blindare la Pasqua sarà prorogato il divieto di spostamento tra regioni che scade il 27 marzo.

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Zona rossa in automatico con 250 casi settimanali ogni 100mila abitanti

La cabina di regia, convocata ieri pomeriggio a Palazzo Chigi ha deciso di adottare criteri più stringenti. Il primo è quello di abbassare la soglia di rischio e in caso di 250 contagi settimanali su 100mila abitanti scatteranno in automatico (e non più a discrezione dei governatori) i lockdown locali. L’altro potrebbe essere quello di basarsi soltanto su alcuni indicatori per poter effettuare in modo più rapido il cambio di fascia. In questo caso sarebbero esaminati l’indice di trasmissibilità Rt, l’occupazione dei posti in terapia intensiva, il numero di cittadini vaccinati. Speranza lo conferma: “Servono misure tarate su un virus che ora, con le varianti, corre più velocemente. Il modello finora costruito ha funzionato, ma quell’algoritmo non prevedeva appunto la variante inglese”.

Centrodestra contrario ai lockdown nel fine settimana

Dal canto loro gli esperti ribadiscono che serve un nuovo giro di vite. L’Istituto superiore di sanità e il Comitato tecnico-scientifico hanno chiesto al governo di limitare gli spostamenti e i contatti tra i cittadini con sabato e domenica in zona arancione nazionale, con bar e ristoranti chiusi e divieto di uscire dal proprio comune. Proposta bocciata dal centrodestra, che anzi chiede l’apertura dei ristoranti anche di sera nelle zone gialle. Altra ipotesi, chiesta dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, chiudere  negozi e centri commerciali nelle regioni dove sono chiuse le scuole per evitare gli studenti in didattica a distanza si assembrino in giro da qualche parte.

Ecco le regioni che rischiano la zona rossa

In ogni caso la decisione sarà presa dopo il confronto con i presidenti di Regione e dopo il monitoraggio di domani, che probabilmente spedirà molte regioni in zona arancione se non addirittura rossa. L’ordinanza che sarà firmata domani sera dal ministro della Salute scatterà lunedì 15 marzo e sarà in vigore fino a domenica 28 marzo. Dagli ultimi dati disponibili, a trovarsi nelle condizioni di passare in zona rossa sarebbero Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, le province autonomie di Trento e Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Marche e Campania, che si è già messa in rosso da sola come l’Alto Adige.

La stretta di Pasqua: tutto chiuso da sabato 3 a lunedì 5 aprile

Subito dopo arriverà la stretta per la settimana di Pasqua. Obiettivo: impedire che gli italiani si godano le vacanze, andando in giro da qualche parte. Per questo il Dpcm aggiornato imporrà divieti mirati in quei sette giorni e in particolare da sabato 3 aprile a lunedì 5 aprile. Spostamenti vietati, non saranno consentiti pranzi, né incontri con più persone non conviventi, men che mai gite a Pasquetta. Probabilmente – così come è stato a Natale – chiuderanno bar e ristoranti. Altro che ritorno alla normalità, siamo in pieno 2020.

Adolfo Spezzaferro

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1 commento

  1. A proposito di restrizioni e contagi, vorrei far notare alcune cose che forse possono essere utili:
    Il numero di contagi giornaliero in proporzione al numero di abitanti, è circa uguale sia in Israele che in Italia.
    Questi dati sono verificabili, facendo il rapporto tra contagi giornalieri e abitanti, in entrambi i paesi.
    Anzi.. a volte risultavano persino maggiori in Israele rispetto all’Italia, ma per comodità diciamo anche che siano pari, tanto il ragionamento funziona lo stesso.

    Strano, perchè si leggo titoloni sulla una parte della stampa italiana, tipo:
    Israele: siamo fuori dalla pandemia.
    Dall’altra parte in Italia: situazione disastrosa.
    Premesso che non ho mai negato il virus, non è mia intenzione, In questa narrazione, mi sembra che qualcosa non funzioni..
    Se hanno lo stesso numero di contagi giornalieri per abitante, almeno in funzione di tali numeri, non mi sembra corretto dire che un paese è addirittura fuori dalla pandemia, l’altro nell’inferno. Senza nessuna sfumatura. Guardacaso, cercando di glorificare il paese che ha fatto un numero enorme di “vaccinazioni”. Su questo vorrei porre l’attenzione. In molti articoli che glorificano Israele viene ripetuta moltissime volte la parola “vaccino”.

    Aggiungerei, che alcuni giornali danno il merito di un presunto calo di contagi in Israele solo ai vaccini, senza dire che hanno fatto 3 lockdown. Anche questo mi sembra poco corretto..Indipendentemente da cosa pensa uno sui lockdown, la storia dovrebbe essere raccontata tutta. Altrimenti sembra che questi abbiano fatto una vita normale, si sono vaccinati e ora stanno tutti bene.. insomma.. almeno raccontare le cose come sono andate.

    Con dati alla fine molto simili sui contagi giornalieri, mi sembra che si possano raccontare due “storie” completamente diverse. Avrei dei dubbi anche sul modo in cui vengono calcolati morti “per covid” o semplicemente “morti che erano positivi al test”, ma tralascio questo argomento.

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