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Roma, 8 dic – C’è qualcosa di davvero curioso e sinistro nel 53esimo Rapporto del Censis sulla situazione sociale italiana. La sintesi che la solita stampa ne ha fatto è più o meno questa: gli italiani sono ansiosi e insicuri e vogliono il cosiddetto uomo forte al potere (si parla di “crescenti pulsioni antidemocratiche”). Contestualmente gli stessi italiani sarebbero diventati più razzisti con un grosso problema rappresentato dall’antisemitismo.

Ora, data la perdurante crisi economico-sociale che affligge la nazione, è comprensibile che una rilevazione del genere riveli uno stato d’animo collettivo tutt’altro che roseo, come denuncia la maggioritaria considerazione che l’aumento dell’occupazione nel 2018 e nei primi mesi del 2019 sia un “bluff” che non produce reddito e crescita. Non sorprende nemmeno la “scoperta” che oltre il 50% dei connazionali controlla lo smartphone come primo gesto al mattino o l’ultima attività della sera prima di andare a dormire.

Crisi di fiducia

Secondo il Censis, gli italiani alle prese con gli anni della crisi hanno dovuto prima “metabolizzare la rarefazione della rete di protezione di un sistema di welfare pubblico in crisi di sostenibilità finanziaria”, poi farei conti con “la rottura dell’ascensore sociale, assumendo su di sé anche l’ansia provocata dal rischio di un possibile declassamento sociale”.

La reazione immediata è stata “una formidabile resilienza opportunistica, con l’attivazione di processi di difesa spontanei e molecolari degli interessi personali”. Ma la situazione è andata peggiorando perché dagli stratagemmi individuali si è passati allo “stress esistenziale, logorante perché riguarda il rapporto di ciascuno con il proprio futuro”. Così per il 69% degli italiani il Paese è ormai “in stato d’ansia”. Il 75% non si fida più degli altri, il 49% ha subito nel corso degli anni una prepotenza in un luogo pubblico (insulti o spintoni), il 44% si sente insicuro nelle vie che frequenta abitualmente, il 26% ha litigato qualcuno per strada.

Le “furbizie” del Censis

Ci sta tutto o quasi. Ma dove l’istituto compie il suo “capolavoro” ad uso e consumo della propaganda mainstream è sulle tematiche attorno alle quali il pensiero dominante conduce la sua battaglia contro il sovranismo avanzante. Qui si faccia molta attenzione, perché è nel metodo d’indagine il punto più inquietante e al tempo stesso, come dicevamo, curioso del sondaggio.

Leggiamo un articolo che dice: “Negli ultimi tempi sembra essere montata una pericolosa deriva verso l’odio, l’intolleranza e il razzismo nei confronti delle minoranze”. Lo dimostrerebbe il fatto che il 69,8% degli italiani è convinto che nell’ultimo anno siano aumentati gli episodi di intolleranza e razzismo verso gli immigrati, con valori più elevati al Centro (75,7%) e nel Sud (70,2%), tra gli over 65 anni (71%) e le donne (72,2%). Il 50,9% di chi pensa che ci sia stato un aumento degli episodi di razzismo li attribuisce alle difficoltà economiche e all’insoddisfazione generale della gente. Il 35,6% invece li motiva con l’aumento della paura di essere vittima di reati, il 23,4% ritiene che dipendano dal fatto che ci sono troppi immigrati e il 20,5% pensa che gli italiani siano poco aperti e disponibili verso i migranti.

Sembra essere tornato anche l’odio verso gli ebrei: un cittadino europeo su due considera l’antisemitismo un problema nel proprio Paese. In Italia a pensarla così è il 58% della popolazione. Il dato italiano, a questo proposito, colloca il nostro Paese sopra la media europea del 50%, e in sesta posizione nel ranking dopo Svezia (81%), Francia (72%), Germania (66%), Olanda (65%9), Regno Unito (62%).

Ebbene sì: circa il 70% è convinto (evidentemente gli è stato chiesto: “Ritiene che…?”) che il razzismo e l’intolleranza etnica siano aumentati. Quindi, per logica, si dedurrebbe che è cresciuta la coscienza “antirazzista” degli italiani e non che la stragrande maggioranza degli stessi sia invece “razzista”. Furbi, no?

Da ridere anche l’estensione del problema alla montante insofferenza verso i rom. Il Censis ci ricorda contestualmente che, secondo un recente sondaggio di Eurobarometro, il 39% dei nostri concittadini “si sentirebbe a disagio se un collega con cui lavora appartenesse a questa etnia”. A parte l’improbabilità dell’ipotesi per ragioni facilmente comprensibili, capirai che scoperta e quale profondo significato…

Altri dati, raccolti col medesimo metodo, ci regalano “verità” significative in materia di violenza sulle donne e addirittura su un preteso “effetto Greta” nelle scuole in tema di ambiente. Ma la questione si farebbe troppo lunga. Il senso lo abbiamo capito.

Insomma, la presa per i fondelli è servita. Il lavaggio dei cervelli su larga scala prosegue speditamente. La lotta contro questa macchina appare impari, ma i pochi strumenti per tentarla vanno usati con forza, alla faccia di chi vorrebbe la nostra resa incondizionata.

Fabio Pasini

4 Commenti

  1. Nessuno li ha voluti.
    Tranne chi ci lucra sopra e fa i predicozzi su umanità,accoglienza e stronzate varie.
    La cosa peggiore è che quasi tutti sono entrati clandestinamente.
    I canali legali ci sono per entrare in Italia.Chi invece preferisce dalla finestra anziché dalla porta è un delinquente a prescindere.

  2. Ma questi dove lavoravano prima, in un carcere?! Come un assessore, donna, della giunta Pisapia a Milano?! A posto siamo!

  3. La mia impressione è che queste cose vengano orchestrate per infondere un sempre maggiore senso di colpa nelle persone, già insicure e demoralizzate per i più disparati motivi. Mi sembra proprio un’operazione di terrorismo psicologico questa che viene perpetrata ai danni di tutti gli europei di razza bianca; oltre all’Italia, in alcuni Paesi come la Gran Bretagna o anche in Scandinavia e Germania, la situazione è, ormai, quasi da film dell’orrore: gli odiatori e i violenti, casomai, sono la maggior parte degli stranieri non-europei!

    Purtroppo, nel tempo, l’Europa si è data delle vere e proprie leggi suicide, tutte in nome dell’anti-razzismo e dell’anti-fascismo e ad oggi, la situazione appare sempre più compromessa. E tutta la politica europea (elettori compresi) si è resa complice del disastro in corso.

    Importante è non lasciarsi imbrogliare da questi sondaggi (ma poi, quante persone avranno intervistato? 200? 300?) e non lasciarsi intimorire, non cedere – in nessun caso – all’ideologìa del politicamente corretto, leggere, informarsi, studiare e ragionare.