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Roma, 6 lug — Istigazione a delinquere con finalità di terrorismo: per queste accuse Raduan Lafsahi, 35enne marocchino già rinchiuso nella causa circondariale di Paola (Cosenza), è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.



Il marocchino jihadista faceva proselitismo nelle carceri

Habitué delle carceri italiane — sarebbero una decina le strutture che lo avrebbero ospitato — il nostro marocchino era noto per la sua intensissima attività di proselitismo presso i detenuti, in particolar modo extracomunitari. Secondo quanto riferito da PalermoToday Si è dichiarato «terrorista legato all’Isis» e in molteplici occasioni aveva spronato altri detenuti a combattere contro l’Occidente e i suoi valori, istigando i detenuti a ribellarsi contro gli agenti della polizia penitenziaria, con l’intento dichiarato di «destabilizzare l’ordine» all’interno delle case circondariali.

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Una lunga “carriera” nelle carceri 

Stando a quanto emerso dalle indagini, l’extracomunitario avrebbe iniziato la sua attività di destabilizzazione e proselitismo nella casa circondariale di Como tra il 2015 e il 2017. Oltre a Como, il marocchino era stato detenuto a Pavia, Torino, Potenza, Agrigento, Palermo, Catania, Messina, Catanzaro e in ultimo a Paola. Lafsahi sognava di emulare gli attacchi terroristici più noti, arrivando ad evocare le Torri Gemelle e Charlie Hebdo: è quanto risulta dalle conversazioni con alcuni cugini intercettate dalle forze dell’ordine.

Profondo odio verso l’Occidente 

L’indagine è stata avviata nel gennaio 2019 su segnalazione degli agenti della polizia penitenziaria del carcere di Palermo. Il marocchino, che stava scontando un periodo detentivo nella struttura, dichiarava pubblicamente «essere un terrorista legato alla più nota cellula dell’Isis e che gli italiani erano dei maiali e che li avrebbe uccisi tagliandogli la gola, cavandogli gli occhi e facendo la guerra». Emblematiche e inquietanti alcune affermazioni carpite al marocchino: «Vi faccio vedere io come reagisce un musulmano, io sono un musulmano e odio tutti i cristiani».

Secondo il giudice di Milano Daniela Cardamone, Raduan Lafsahi «in più occasioni ha dimostrato la propria appartenenza ideologica all’associazione terroristica Isis e ha dato prova di seguirne i dettami istigando gli altri detenuti alla commissione di atti di violenza volti a destabilizzare la disciplina e l’ordine carcerario».

Cristina Gauri

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