Roma, 31 mar — Qualche settimana fa il ministero della Difesa ha rimosso dalla sua flotta aerea il nome di Italo Balbo. La cancel culture antifascista è diventata ufficialmente di Stato. La caccia alle streghe di Fratoianni ha trovato la sponda degli uomini di paglia che occupano i Ministeri: «Si faccia rimuovere quel nome da un velivolo che porta nel mondo le istituzioni del nostro Paese», aveva detto tuonando indignato. Quanta debolezza suona in questa affermazione? Come può una Nazione fuori dalla storia permettersi di portare sulla carlinga un nome così pesante? Come può un avventuriero, pioniere dell’aeronautica, eroe di guerra reggere il confronto con la debolezza di una Repubblica che ha abdicato all’idea di potenza? Come può Italo Balbo scarrozzare un Luigi Di Maio?

CasaPound Italia contro la rimozione del nome di Italo Balbo 

Interviene sulla questione CasaPound Italia, che nella notte ha affisso in tutta la Penisola migliaia di gigantografie che ritraggono l’aviatore italiano: «In una situazione di dissesto sociale ed economico è tragicomico che personaggi come Fratoianni si preoccupino solo di tentare di cancellare la storia del nostro Paese, senza per altro conoscerla – si legge nella una nota del movimento – Del resto, nessuna sorpresa: chi vive di nulla ed è nulla altro non può fare che tentare di cancellare la memoria di giganti con i quali non potrà mai competere o confrontarsi».

La scomparsa di una idea d’Italia

La rimozione del nome di Italo Balbo dalla carlinga dei velivoli del 31esimo stormo dell’Aeronautica cela un’insidia più grande della semplice scomparsa di un nome, ovvero la scomparsa di un’altra idea d’Italia: quella di una Nazione potenza europea e mediterranea proiettata verso la creazione di uno spazio veramente libero per i popoli. Continua infatti Casapound: «A Fratoianni e sodali non rimane, nella loro piccolezza, che provare a cancellare eroi, storia e radici, come i terroristi dell’Isis han tentato di fare con le rovine di Palmira. E proprio come a Palmira, dove, nonostante la distruzione, si può ancora respirare la grandezza e la magnificenza del tempio di Baal, così avverrà ora: il nome di Italo Balbo rimarrà impresso negli annali della storia, quello di Fratoianni e dei nuovi talebani democratici finirà dove merita: nel nulla». Insomma, una rimozione che rasenta la sindrome d’impotenza di questa Repubblica e dell’antifascismo di sistema.

Sergio Filacchioni 

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