Roma, 13 mar – Se ne è andato stanotte, all’età di 73 anni, un altro pezzo della storia motoristica e motociclista Italiana. Ivano Beggio, padre fondatore e presidente (fino al 2006) dell’Aprilia, è morto dopo una lunga malattia che aveva tenuto nascosta fino ad oggi. Un italiano amante del suo lavoro e della sua nazione, insignito del titolo di Cavaliere per aver trasformato l’azienda artigianale di biciclette del padre in un vero e proprio gioiello di industria motociclistica italiana, capace di dare lavoro ad oltre 1170 dipendenti.

Numerose sono state le vittorie di Beggio e della sua Aprilia, sia in campo sportivo, con 14 titoli nel mondiale 125 cc, 16 titoli nel mondiale 250 cc (piloti e costruttori, con Beggio presidente n.b.) l’approdo nella classe regina e in sbk con la potentissima derivata dalla serie RSV MILLE , tanto per citarne alcuni, ma anche nella rivoluzione motoristica e motociclistica, con l’applicazione dell’allora tecnologico motore V2 a 60° e con l’ invenzione del primogenito di tutti gli scooter a ruote alte, lo Scarabeo.

Ad Ivano Beggio si deve la scoperta sullo scacchiere del motociclismo agonistico, con le sue leggere e performanti Aprilia RS, di leggende come Valentino Rossi e Max Biaggi, campioni da lui cresciuti. Amando fortemente l’Italia tentò con tutte le sue risorse economiche e di cuore di resuscitare dall’ oblio altri due marchi storici come Moto Guzzi e Laverda, acquisendoli e riuscendo a rilanciare soltanto la prima di esse, lanciando sul mercato una moto innovativa ma al tempo stesso conservatrice, molto amata dagli estimatori dell’aquila di Mandello del Lario, la V11 e tutte le sue declinazioni, dotata di motore da oltre 1000 cc a V raffreddato a liquido e con iniezione elettronica. Decise infine di vendere tutto il gruppo Aprilia nel 2004, cedendolo però, soltanto ad un’ altra azienda italiana evitando così la sicura acquisizione da parte dei colossi giapponesi, suoi avversari da sempre.

Arrivederci Ivano, costruttore di sogni su due ruote.

Tommaso Ceccarelli

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3 Commenti

  1. in quanto ad innovazione e reparto corse Aprilia ancor oggi, nonostante budget 10 volte inferiori ad altri, non è seconda nessuno…
    era un vero appassionato di motori e gare piuttosto che di bilanci… purtroppo mal si sposava nei nostri tempi…
    grazie di aver creato moto e sogni targati Aprilia!

  2. Mi venivano le lacrime agli occhi nel vedere le Aprilia che bastonavano le giapponesi! Ma lasciare l’Aprilia, sinonimo di passione a un marchio come la Piaggio capace di guardare solo al mercato (e male ultimamente..) è stato un errore. Grande uomo. Riposa in pace!

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