Roma, 30 set — Raccapricciante, rivoltante, spregevole, sono gli aggettivi più gentili che gli utenti delle piattaforme social stanno rivolgendo a Rula Jebreal in queste ore: e no, non è colpa del fascismo se la gente la attacca, ma della sua insopprimibile volontà di grattare quel fondo che lei ha già toccato abbondantemente a suon di sparate e mistificazioni.

Rula Jebreal se la prende con il padre defunto della Meloni

Questa volta, con incredibile cattivo gusto — che la sinistra ha il patentino di utilizzare a proprio piacimento senza problemi di coscienza — per attaccare la destra la Jebreal tira fuori dall’armadio il cadavere del padre di Giorgia Meloni. Quel padre che abbandonò la famiglia quando la leader di FdI era ancora una bambina, con cui lei non aveva contatti, e che in seguito venne condannato per narcotraffico. Un elemento, questo, su cui i pescecani della stampa mainstream estera e nostrana si stanno gettando con la bava alla bocca da un paio di giorni.

Indifendibile sciaccallaggio

Così twitta la Jebreal: «Durante la sua campagna elettorale, ⁦il nuovo Primo Ministro italiano ha promosso un video di stupro in cui si afferma che i richiedenti asilo sono criminali che vogliono sostituire i cristiani bianchi. Ironia della sorte, il padre di Meloni è un famigerato trafficante di droga/criminale condannato che ha scontato una pena in una prigione». Affermazioni tanto false e diffamatorie da spingere Meloni ad affrontare la questione pubblicamente, in un post sui social: «Il tatto della stampa italiana che racconta dei guai di mio padre, ma omette nei suoi titoli roboanti un elemento fondamentale», attacca.
«Tutti sanno che mio padre andò via quando avevo poco più di un anno. Tutti sanno che ho scelto di non vederlo più all’età di undici anni. Tutti sanno che non ho mai più avuto contatti con lui fino alla sua morte. Ma poco importa, se i “buonisti” possono passare come un rullo compressore sulla vita del “mostro”. Evidentemente tra le tante cose che non valgono per me c’è anche il detto “le colpe dei padri non ricadano sui figli”». Conclude promettendo una querela: «Ps. Signora Jebreal, spero che potrà spiegare al giudice quando e dove avrei fatto la dichiarazione che lei mi attribuisce».

Terremoto social

Inevitabile il terremoto social con le inevitabili invettive lanciate dai sostenitori del centrodestra. Viene quasi da pensare che la Jebreal cerchi compulsivamente il martirio social, per poter consolidare il proprio status di presunta vittima e perseguitata. La giornalista ha poi cercato, successivamente di mettere una toppa alla voragine aperta. «La Meloni non è colpevole dei crimini commessi da suo padre, ma spesso sfrutta i reati commessi da alcuni stranieri, per criminalizzare tutti gli immigrati, descrivendoli minaccia alla sicurezza. In una democrazia ci sono responsabilità individuali, non colpe/punizioni collettive». Bel tentativo…

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Ma cosa è davvero la droga per questa nullità della RJ e per tutti i suoi degni compari ?! La soluzione a tutto ma proprio a tutto ?!

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