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Roma, 13 lug – “Kiricocho”, urla Giorgio Chiellini. E Bukayo Saka sbaglia il rigore – parato da Donnarumma – decisivo per riportare l’Inghilterra in parità. Qualcuno ha notato il labiale del capitano della Nazionale italiana e si è chiesto subito: ma cosa vuol dire Kiricocho? E’ una misteriosa maledizione lanciata per far compiere un errore all’avversario? Oppure un semplice gesto scaramantico dettato da chissà cosa?



Kiricocho, una “leggenda” argentina

Chissà chi ha suggerito a Chiellini di gridarlo nel momento propizio, giacché il termine Kiricocho, sebbene venga da un contesto di “addetti ai lavori” (ovvero dal mondo del calcio) non è parte della tradizione scaramantica italiana – che, come sappiamo, è molto ricca. La parola Kiricocho viene infatti da una leggenda legata all’Argentina e nello specifico a Carlos Bilardo, allenatore della nazionale sudamericana che vinse i Mondiali nel 1986. Prima però, nel 1982, Bilardo allenava la squadra dell’Estudiantes, team del quale era tifoso un tale Kiricocho. Questo personaggio (un po’ come Mick Jagger) aveva a fama di essere un micidiale porta sfiga: se assisteva agli allenamenti dell’Estudiantes, infatti, immancabilmente qualche giocatore finiva azzoppato o comunque infortunato.

La “sfiga” che diventa fortuna (per noi)

Viste le particolari proprietà di Kiricocho, da qualcuno impropriamente definita “magia nera”, Bilardo ebbe la geniale intuizione di inviarlo come porta sfiga da altre squadre. Possibile che Kiricocho potesse volgere la sua leggendaria sfortuna in favore della sua squadra del cuore? Così fu: l’Estudiantes vinse il campionato. Perse una sola volta, contro il Boca Juniors. L’unica squadra che Kiricocho non aveva visto in allenamento. Una coincidenza sospetta che non ha fatto altro che alimentare il mito che circonda il tifoso argentino: un mito che è arrivato fino al 2021, fino al grido di Chiellini e che ha portato bene all’Italia, indiscutibilmente legata all’Argentina, e male all’Inghilterra. Kiricocho!

Ilaria Paoletti



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