Roma, 27 set — Eppure erano così loquaci durante la campagna elettorale, quando lanciavano appelli militarizzanti invitando i follower a mobilitarsi e votare contro il ritornante Medioevo rappresentato dalla destra; ora, a urne chiuse, gli influencer giacciono in un desolante silenzio, «fanno pippa», come dicono a Roma, oppure miagolano leccandosi le ferite blaterando di «giorno triste per l’Italia».

Influencer a lutto

Instagram listati a lutto, dunque, per influencer e star del mondo artistico, musiciste in testa: non è riuscita l’operazione di spostare in massa i voti del «popolo social» rappresentato dagli under 35 tutto diritti, ecologia e fluidità. In particolare, appare decisamente significativo e a modo suo eloquente il silenzio di Chiara Ferragni, che negli ultimi tempi si era voluta accreditare a suon di post quale battagliera star social dal «cuore progressista», sempre in prima fila a polemizzare contro il presunto oscurantismo meloniano.

La strategia comunicativa della Ferragni, una volta appreso il risultato elettorale, è mutata del tutto: preso atto della vittoria del centrodestra, ha fatto armi e lustrini e si è recata a Parigi per la settimana della moda senza lasciare mezzo commento tornando nell’alveo sicuro del proprio brand. Non una fuga dall’Italia, né quell’inizio della resistenza grottescamente evocato dalla cantante Francesca Michielin, (la quale ha twittato il suo invito alla resistenza poco prima di andarsene ai Sustainable Fashion Awards, cioè a una sfilata di moda).

I giovani hanno votato FdI

Ferragni, Elodie, e tante altre influencer e artiste, si erano mobilitate per chiamare a raccolta le masse elettorali giovanili, spesso indulgendo in una narrativa che attribuiva alla Meloni una serie di intenzioni del tutto prive di un riscontro oggettivo. A partire da quella radicale revisione della legislazione dell’aborto che la leader di FdI non ha mai avuto intenzione di toccare.

Ma la totale debacle della sinistra e di questa presunta mobilitazione tradisce la differenza intercorrente tra il mondo patinato virtuale e la dura realtà di tutti i giorni, dove la gente che vota ha modo di scontrarsi con temi e problemi che le star dei social network non vedono nemmeno con un cannocchiale. Anzi, i risultati elettorali fotografano una realtà ancora più indigesta per gli influencer: i giovani, di età tra i 18 e i 34 anni, hanno votato in maniera consistente i partiti di centrodestra, pur non disdegnando tutte le realtà di area sinistroide (prediletta in particolar modo dalla «generazione perduta» dei diciottenni).

Non tutta la generazione Z è traviata dagli influencer

La sopravvalutazione dell’effetto politico rivestito dagli influencer, con il loro progressismo fashion buono solo per reel di Instagram e per vendere la loro immagine e i loro prodotti, ha in fondo contagiato la sinistra stessa, ormai convergente sulle medesime, artefatte e trascurabili tematiche. In un frangente di grave crisi economica come questo, l’elettore medio, anche giovane, ha un orizzonte di interesse ben diverso rispetto quello delle varie Ferragni e Elodie. E i risultati, il 25 settembre, si sono ben visti.

Cristina Gauri

 

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