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FiniRoma, 14 dic – “Sono stato un coglione”. Parola di Gianfranco Fini, che dà finalmente di se stesso un giudizio che molti ex suoi elettori e militanti non faticheranno a sottoscrivere. Dell’ex presidente della Camera si è tornati a parlare in queste ore, ma non per questioni politiche. C’è di mezzo, ancora una volta, la casa di Montecarlo, quella che Fini ha giurato non essere finita nelle disponibilità della sua famiglia acquisita, i Tulliani.

Tutto nasce dall’arresto dell’ex parlamentare del Pdl, Amedeo Laboccetta e dell’imprenditore Francesco Corallo in un’inchiesta che riguarda il mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery. Ebbene, tra gli indagati ci sono anche Sergio e Giancarlo Tulliani, suocero e cognato di Fini. Secondo quanto accertato dai pm di Roma, Giancarlo Tulliani avrebbe messo a disposizione di uno degli arrestati, Rudolf Baetsen, legato a Corallo, due società offshore per poter far transitare i soldi destinati alle Antille. In base all’impianto accusatorio, Baetsen si sarebbe mosso per finanziare l’acquisto dell’appartamento di Montecarlo che era stato di proprietà di Alleanza Nazionale attraverso tre società offshore riconducibili a Giancarlo Tulliani.

“Che devo dire, sono notizie delle quali non ero minimamente a conoscenza. Sono davanti a un bivio: o sono stato talmente fesso oppure ho mentito volutamente. In cuor mio so qual è la verità e non pretendo di essere creduto ma per me questo è un dramma famigliare”, ha dichiarato Fini al Fatto quotidiano. “Giancarlo Tulliani – ha spiegato l’ex leader di An – mi disse che l’appartamento non era di proprietà e io dissi che se fosse stata di sua proprietà mi sarei dimesso. Sono stato un coglione, ma non sono mai stato un corrotto”.

Roberto Derta

3 Commenti

  1. Ma no, non è un coglione, un coglione va anche contro sé stesso, questo è semplicemente un misero traditore, di levatura morale identica a quella di Alfano!
    Preferirei rinascere come verme, piuttosto che come uno di loro due!

  2. E’ sicuramente un coglione, ma probabilmente anche un ladro a danno del suo partito, poiché senza un suo ordine la casa ex Colleoni di Montecarlo non sarebbe mai stata svenduta.
    Forse anche un corrotto in quanto i 2.600.000 € versati da Corallo ai Tulliani mai lo sarebbero stati se questo non avesse concordato con gli stessi qualche intervento legislativo a favore del suo impero delle macchinette mangiasoldi.
    Ma l’apice della sua capacità è nella leccata di culo: prima Almirante, poi Kossiga, indi Berlusca, buon ultimo Napoletano.
    Speriamo che da adesso in poi si accontenti di farlo al lato B della Tullioni senza creare altri disastri e che possa crepare in pace al più presto possibile.

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