Roma, 3 ago — Sempre più spesso dalle Rsa arrivano storie di autentico orrore con anziani inermi sottoposti a vessazioni, abusi e torture. Un quadro d’inferno che continua a suscitare profonda indignazione. Questa volta, l’ennesimo capitolo di questa storia di violenze ci arriva dalla Puglia, precisamente dal manfredoniano, dove la Polizia di Stato ha dato seguito a una ordinanza cautelare che ha disposto gli arresti domiciliari per quattro operatori socio sanitari impiegati presso una nota Rsa del luogo, la ‘Stella Maris’. Pesanti le accuse: si parla non solo di maltrattamenti ma anche di violenze sessuali di cui sono stati vittime alcuni dei pazienti ospiti della struttura.

Inferno nella Rsa

Le indagini, condotte dal commissariato di Manfredonia e dalla squadra mobile di Foggia, hanno preso avvio da giugno scorso, quando una lettera anonima giunta al Commissariato ha denunciato gli orrori che sarebbero avvenuti all’interno della Rsa. Oltre la sommaria descrizione degli abusi e delle violenze, nella busta era presente una chiavetta USB con sopra registrate, su di un file audio, le urla di una anziana donna. A questo punto, per verificare la fondatezza di quanto informalmente appreso a mezzo della denuncia anonima, la polizia ha provveduto a installare strumenti tecnici di captazione: in realtà, è bastato pochissimo tempo perché si potesse accertare che quanto segnalato corrispondeva al vero. Reiterati abusi, tanto psicologici quanto fisici, insulti e torture sono stati immortalati dagli strumenti posti dalla polizia.

Abusi e violenze sessuali

Le condotte degli operatori sottoposti agli arresti domiciliari sono state descritte dal gip come «prevaricatrici ed inutilmente punitive». Il magistrato ha poi proseguito sottolineando come il loro comportamento fosse ispirato «a mera volontà denigratoria ovvero da un irrazionale intento di ricondurre a contegni di autocontrollo e disciplina soggetti del tutto incapaci, a causa del loro stato fisico e mentale». Uno dei quattro operatori è anche gravemente indiziato di aver compiuto violenze sessuali nei confronti di due pazienti.

«Ad ogni modo – precisano fonti della Questura di Foggia – l’indagato, in quanto tale, è presunto innocente fino ad una eventuale sentenza definitiva di condanna. La sua posizione penale sarà oggetto di nuove valutazioni in sede di dibattimento o procedimenti speciali con l’indispensabile contributo della difesa». Nettissima la presa di distanza della proprietà della struttura dal comportamento dei dipendenti, a quanto pare cautelarmente sanzionati anche per via disciplinare: «La proprietà è estranea e ha già assunto un provvedimento di sospensione dei lavoratori», comunicano gli avvocati Michele Vaira e Francesco Follieri.

Cristina Gauri

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