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Roma, 26 ott – Giuseppe Conte con il  Dpcm firmato ieri, il terzo nell’arco di pochi giorni, chiude l’Italia dalle 18 fino al giorno dopo. Quello che i cittadini hanno capito è che – con una serie di misure assurde e che infliggono un ulteriore colpo all’economia – quando esci dal lavoro devi andare dritto a casa ché tanto è tutto chiuso. Niente aperitivo, niente due chiacchiere con i colleghi al bar. E a seguire niente pizzeria, niente ristorante, men che mai un locale per fare serata. La stretta anti-assembramenti ora è totale: byebye movida, insomma. Quello che però non è chiarissimo – nonostante la solita conferenza stampa del premier, con il consueto mix di paternalismo e allarmismo – è cosa resta aperto dalle 18 in poi e che cosa è ancora permesso fare nonostante i numerosi divieti (qui il testo ufficiale).

Conte il magnanimo chiude ora per salvare il Natale

“Le misure prese adesso servono per evitare di chiudere tutto per Natale. “Riusciremo così ad affrontare dicembre e le festività natalizie con maggiore serenità. Dobbiamo fare il possibile per proteggere salute ed economia. Di qui la necessità di misure più restrittive, che entreranno in vigore questa sera fino al 24 novembre”, ha detto ieri Conte. Come proteggerà l’economia il governo giallofucsia? “I ristori arriveranno direttamente sul conto corrente dei diretti interessati con bonifico bancario dell’Agenzia delle entrate. Arriveranno nuovi contributi a fondo perduto“, ha assicurato il premier.

La solita scusa dei contagi

Insomma, si richiude tutto per via dell’aumento dei contagi (che poi è l’aumento dei positivi visti i tamponi a tappeto, fermo restando che il 95% sono asintomatici e che le terapie intensive sono occupate al 15%). Invece di potenziare sanità e prevenzione, invece di prepararsi per tempo a possibili pazienti sintomatici, si richiude quasi tutto – cinema compresi dove praticamente, dati alla mano, non ci sono stati contagi. Vediamo dunque da oggi fino al 24 novembre come sarà la vita ai tempi del coprifuoco nazionale. O semi-lockdown, se preferite.

Fermo restando l’obbligo del distanziamento di almeno un metro e della mascherina sempre e ovunque salvo non ci sia nessuno nei paraggi oppure si sia in compagnia di congiunti – altrimenti scatta la multa da 400 a 1.000 euro, l’unica concessione seppur minima rispetto alla bozza iniziale è che bar e ristoranti potranno restare aperti anche la domenica e i festivi, ma solo fino alle 18. Accontentati così i governatori, anche perché gli esperti del Comitato tecnico scientifico ritengono che l’apertura dei locali pubblici nei giorni di festa sia “opportuna perché limita gli incontri all’interno delle abitazioni” e consente gli incontri nel rispetto delle regole e dei protocolli. In generale, ristoranti, bar, pub, gelaterie e pasticcerie possono rimanere aperti “dalle ore 5 alle 18. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi”. Allo scattare del coprifuoco, “è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico ma resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati”. Resta il divieto assoluto di feste di ogni tipo.

Ecco che cosa resta aperto dopo le 18

La comunicazione istituzionale su divieti imposti a bar e ristoranti è chiara. Ma in tanti si chiedono se alle 18 chiude pure tutto il resto. Ebbene, a quanto pare, i saloni di bellezza, i parrucchieri e i barbieri possono continuare a lavorare. Anche i negozi al dettaglio come calzature, abbigliamento, accessori, librerie, profumerie restano aperti senza limiti d’orario, ma nel rispetto delle regole sul distanziamento, con ingressi scaglionati in base allo spazio a disposizione. Ma arriva una nuova stretta: il governo chiede ai negozianti “che venga impedito di sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all’acquisto dei beni”.

Tutte le chiusure, dai cinema alle palestre

Stop a cinema, teatri e concerti: “Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto”. I musei restano aperti e così gli altri “istituti e luoghi della cultura”, come aree archeologiche e monumenti. Gli ingressi del pubblico saranno contingentati, i visitatori devono rispettare la distanza di almeno un metro e gli assembramenti sono vietati. Stop pure convegni, conferenze e altri eventi simili, “a eccezione di quelli che si svolgono con modalità a distanza”. Chiudono anche i parchi tematici e di divertimento. Stop a palestre e piscine. Chiuse pure le sale da gioco. Stop alle sagre paesane.

Spostamenti, “fortemente raccomandato” di restare a casa

Sul fronte dei trasporti – nodo cruciale per via dei possibili contagi -, la capienza rimane fissata all’80%. Il Dpcm poi per quanto riguarda gli spostamenti recita che “è fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi”. Ci si può spostare quindi? Sì. Rimangono consentiti sia gli spostamenti tra i comuni, sia quelli tra una regione e l’altra a meno salvo non ci siano ordinanze specifiche firmate dai governatori come quella in Campania, dove è vietata la mobilità interprovinciale.

Dopo il coprifuoco serve l’autocertificazione

Vediamo ora che cosa si può fare allo scattare del coprifuoco: si deve tornare a casa salvo eccezioni che riguardano “comprovate esigenze” – lavoro, salute, urgenza – che devono essere giustificate con l’autocertificazione (scaricabile qui). Quali sono gli orari del coprifuoco? In Lombardia, Campania, Sicilia il coprifuoco scatta alle 23. Nel Lazio e in Calabria scatta invece alle 24.

Adolfo Spezzaferro

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