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Roma, 15 mag – Prima Palamara, adesso la loggia Ungheria. Il Csm si trova nell’occhio del ciclone: i media hanno gli occhi puntati, l’opinione pubblica è attenta, ogni giorno si aspettano nuove rivelazioni, nuovi scoop. Facciamo ordine.

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Com’è nato questo affare? È nato dalle parole di un uomo, Piero Amara, faccendiere. Amara è stato interrogato, nel dicembre del 2019, dal Pm milanese Storari. Cosa ha detto Amara a Storari? Ha parlato di una loggia massonica segreta, loggia Ungheria, a cui apparterrebbero, dice Amara, uomini illustri della politica, della magistratura, delle forze dell’ordine e dell’imprenditoria, costituita con lo scopo di pilotare i processi e gestire le nomine nelle procure. Amara ha fatto nomi e cognomi (dicendo però che la lista non è completa).

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Come nasce la storia della Loggia Ungheria

Cosa ha fatto Storari? Ha preso i verbali delle dichiarazioni di Amara (in formato digitale) e le ha portate a Piercamillo Davigo, allora presidente del Csm. Davigo vede i verbali e non fa un esposto. Parla dei verbali ricevuti da Storari all’allora Vicepresidente del Csm, Ermini, il quale avverte il Quirinale, e con qualche altro esponente del Csm, ancora ignoto. Non solo. Mostra il verbale a Marra, grillino, presidente della Commissione antimafia. Stando a quanto Marra dice, dopo averlo condotto nella tromba delle scale del Palazzo dei Marescialli, sede del Csm, Davigo mostra a Marra un plico di fogli. Marra, così dice, riesce a leggere solo il nome di Ardita, un magistrato del Csm col quale Davigo ha da tempo motivi di rancore.

Davigo, poi, contatta Giovanni Salvi, Pg della Cassazione, e Pietro Curzio, Primo Presidente della Cassazione, ai quali parla di Amara e delle sue rivelazioni. A questo riporta le lamentele di Storari contro il Pg di Milano Francesco Greco e i procuratori aggiunti Laura Pedio e Fabio De Pasquale, i quali non si sono mossi, dice Storari, né per indagare sulla presunta loggia Ungheria di cui Amara parla né per indagare Amara per calunnia. Ora Storari e Greco si accusano a vicenda. Greco accusa Storari di aver danneggiato l’indagine sulla loggia Ungheria e di aver voluto rendere noti i nomi che Amara tirava in ballo; Storari, di rimando, accusa di Greco di stasi investigativa, di aver cioè ingiustificatamente aspettato ad avviare le indagini.

Davigo, Amara & co: tutte le perplessità

Questi sono i fatti. Come interpretarli? Come spiegare, cioè, i comportamenti degli attanti di questo triste spettacolo? Cosa dire a proposito di Davigo? Perché non ha fatto esposto, dopo aver ricevuto i verbali? Gliel’hanno chiesto, insistentemente. Lui dà una risposta chiara: non era tenuto a seguire la via formale, perché non si trattava di un verbale in senso stretto, ma di un file word senza firme; e, comunque, facendo esposto, avrebbe sollevato diversi problemi istituzionali.

Ovviamente, questa risposta ha sollevato molte perplessità. Alfredo Robledo, ex magistrato, ha criticato duramente Davigo: doveva fare esposto perché aveva fra le mani dei verbali, cioè delle dichiarazioni rilasciate davanti a un Pm in sede di interrogatorio. Ancor più duro è stato Ardita (che Amara cita come membro della loggia Ungheria). Davigo, dice Ardita, ha parlato a destra e a sinistra, nel Csm, del verbale, pur sapendo che i colleghi non potevano fare nulla, visto che venivano a conoscenza di informazioni grazie a un reato, la violazione del segreto di ufficio. Insomma, Ardita sembra dire che Davigo ha agito in malafede, proprio per colpire lui (Ardita).

Solo una montatura?

C’è poi la questione della loggia Ungheria in sé. Una montatura, dicono alcuni. Una montatura per colpire alcuni politici e per destabilizzare la magistratura. Difficile da capire, anche se non mancano i dubbi, quando si considera ciò che Amara dice di questa loggia. Ma andiamo! La loggia Ungheria si chiamerebbe così perché gli affiliati si ritrovavano a casa di un giudice che abita, o abitava, in Piazza Ungheria a Roma. Gli affiliati si riconoscono battendosi a vicenda l’indice tre volte sul polso mentre si danno la mano; oppure domandando all’interlocutore se è mai stato in Ungheria (se risponde come da codice, allora è un affiliato). Tutto questo sa di farsesco, di film thriller di quarta categoria.

Queste considerazioni valgono anche nel caso in cui si consideri la loggia Ungheria un’invenzione volta a destabilizzare la magistratura e a colpire alcuni politici – tesi sostenuta per esempio dal già citato Robledo, il quale addirittura pensa che ci siano di mezzo i servizi segreti. Se così fosse, ci sarebbe seriamente da preoccuparsi. Ci si augura, infatti, che i servizi segreti siano capaci di inventare una storia più credibile, meno da film, di quella di cui stiamo parlando.

Perché così tanto trambusto se la Loggia Ungheria non esiste?

Se accettiamo i dubbi appena esposti, rimane una sola spiegazione: Amara si è inventato tutto. Una conclusione possibile, anzi addirittura probabile, se si considerano i suoi numerosi errori nel riferire di incarichi e ruoli delle persone che accusa. Una conclusione, però, che ci riporta al punto di partenza: se Amara si è inventato tutto, perché i magistrati coinvolti, in un modo o nell’altro, in questo affare sono stati così restii? Perché Davigo non ha fatto esposto? Perché, stando a quanto dice Storari, il Pg Greco ha fatto finta di niente? O perché Storari, stando invece a quanto afferma Greco, ha portato i verbali a Davigo anziché avviare indagini? Perché tutto questo trambusto, se la storia della loggia Ungheria è una bufala? Forse perché le dichiarazioni di Amara, seppur palesemente false, erano un’arma per colpire magistrati nemici? Tutto questo caos è dovuto soltanto ai veleni personali fra i magistrati coinvolti?

Forse si scoprirà la verità, cioè si potrà dire quali delle tre tesi (esiste la loggia, la storia della loggia è un’operazione di sabotaggio, Amara ha sparato a caso delle storie) è vera. Per ora, però, una cosa si può concludere, considerando la poca trasparenza, per usare un eufemismo, con cui si sono mossi i magistrati coinvolti in questo caso: che la magistratura, che tanto ha voluto presentarsi come il baluardo della verità e della giustizia in Italia (da Mani Pulite, momento di santificazione dei magistrati, in poi) ne esce male. Anzi, ne esce malissimo.

Edoardo Santelli

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1 commento

  1. Ma mi domando e dico, qualcuno di noi ha letto il libro di Guido Salvini su piazza Fontana?
    Nella parte finale è tutta una accusa ai magistrati vincenti e al potere per un lungo periodo al tribunale di Mi!
    Storari come Salvini, senza sapere che cadeva dalla padella alla brace?!

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