mamma-surrogataLos Angeles, 9 gen – Le vie della maternità surrogata sono infinite, o meglio lo sono le sue contraddizioni che piano piano stanno facendo maturare nell’opinione pubblica più di qualche lecito dubbio. Sembrano lontani i tempi in cui la foto degli omosessuali che cingevano al petto il neonato appena strappato dalla madre naturale “commuoveva il web”. Questa volta la questione dell’utero in affitto si intreccia con quella dell’aborto. E’ il caso di Melissa Cook, una quarantasettenne californiana che è incinta di tre gemelli i cui gameti arrivano da un cinquantenne della Georgia e i cui ovuli sono invece di una donatrice. Il padre biologico ha chiesto alla madre surrogata di compiere una “riduzione selettiva” (ovvero eliminare due dei tre futuri bebè), con la motivazione dei rischi medici legati ad un parto multiplo. Secondo la donna invece le motivazioni del padre biologico sarebbero di natura esclusivamente economica, avendo oltretutto rivisto la sua iniziale decisione di “riduzione selettiva” chiedendo alla donna di abortire completamente, visto che gli era sembrato “crudele” separarli.

La donna si è così rivolta alla Corte Suprema di Los Angeles e ha fatto causa all’uomo, ritenendo che la legge californiana su questa forma di fecondazione assistita violi i diritti di uguale protezione garantiti dalla Costituzione. “Non considero più gli accordi di maternità surrogata favorevolmente come in passato. Ho una profonda empatia per gli uomini che vogliono figli. Tuttavia, ora penso che il concetto di base di questo tipo di accordi vada riesaminato”, ha detto la signora Cook. Qualsiasi sarà la decisione della Suprema Corte californiana, il verdetto farà giurisprudenza in materia e risponderà ad un quesito tutto nuovo: una donna che affitta il suo utero può rifiutarsi di abortire quando ciò le sia richiesto dai genitori intenzionali e ci siano rischi per la salute di madre e bambino?


L’obiettivo legale della donna è quello di ottenere i diritti parentali su un bambino e la custodia per gli altri due, chiedendo di non poter essere citata in giudizio per la scelta di non abortire e quindi per “inadempienza contrattuale“. Negli Usa infatti, ci sono clausole nei contratti per maternità surrogata in cui il genitore intenzionale può richiedere una riduzione selettiva per la sicurezza di donna e feti. Il padre biologico in ogni caso accetterà la decisione della Cook e alleverà tutti e tre i figli, sempre che la madre non vinca la causa e le conceda i diritti parentali e la custodia sui bambini. In ogni caso un ulteriore dimostrazione delle contraddizioni e in parte della “mostruosità” di questo tipo di pratica, dove alla mercificazione del corpo della donna si accompagna quella dei figli, in balia di uomini e donne che hanno stravolto il senso naturale della genitorialità.

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