TrigliettaLecce, 9 gen – Si è conclusa all’alba di questa mattina la fuga di Fabio Perrone, l’ergastolano evaso lo scorso 6 novembre durante una visita di controllo presso l’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Il 42enne è stato arrestato dagli uomini della squadra mobile e dagli agenti della Polizia penitenziaria. Lo hanno sorpreso nel sonno, all’interno di un’abitazione del suo paese, Trepuzzi, e con lui è stato tradotto in carcere anche il proprietario della casa, un giovane incensurato del posto. Perrone ha tentato di fuggire anche questa volta, dal terrazzo, ma è stato subito braccato e si è arreso. Con lui aveva un kalashnikov e la pistola d’ordinanza sottratta all’agente durante l’evasione di novembre, armi cariche e pronte all’uso.

Nel corso della conferenza stampa tenuta in questura, il capo della squadra mobile Sabrina Manzone ha espresso soddisfazione per la cattura del latitante sottolineando, però, un clima di connivenza e sostegno nei confronti dell’uomo, proveniente non solo dall’ambito familiare ma anche da un nutrito gruppo di amici. Nell’ultimo mese si rincorrevano sempre più insistenti le voci che volevano Perrone all’estero, in Albania o Montenegro: un astuto e complesso tentativo di depistaggio, secondo polizia e inquirenti, che hanno sempre continuato a battere a tappeto la zona, giungendo anche a effettuare un sopralluogo nella cripta di una chiesa del paese.


Fabio Perrone, reduce da una condanna a 18 anni per associazione mafiosa, aveva conseguito la laurea in economia e commercio nel penitenziario di Bologna. Dopo un periodo in Toscana, dove aveva cercato di iniziare una nuova vita, aveva fatto ritorno nel paese di origine. Qui, nel marzo del 2014, si verificato l’episodio che lo ha riportato agli onori della cronaca e a una nuova condanna per omicidio. Perrone uccise a colpi di pistola il montenegrino Fatmir Makovic e ferì gravemente il figlio. Una rissa finita in tragedia a causa dell’alcool in base alla sua testimonianza, un regolamento di conti con la criminalità montenegrina secondo gli inquirenti. Recluso nel carcere leccese di Borgo San Nicola, l’ergastolano lamenta problemi di natura gastrointestinale e riesce a ottenere un esame specialistico presso l’ospedale cittadino. La mattina del 6 novembre scorso, nel corridoio del reparto, riesce a disarmare uno dei due agenti di scorta, lo ferisce a una gamba e fugge aprendosi la strada a colpi di pistola. Nel parcheggio dell’ospedale ferma una donna e le sottrae l’auto, una Toyota Yaris ritrovata dopo qualche giorno nella periferia di Trepuzzi.

Da quel momento inizia la caccia al latitante, conclusa alle 5.45 di questa mattina. A margine della conferenza stampa Riccardo Secci, capo della polizia penitenziaria, racconta ai microfoni dei giornalisti i momenti dell’arresto e ci tiene a sottolineare un episodio in particolare. Giocando sul soprannome di Fabio Perrone, chiamato da tutti “Triglietta”, il poliziotto ha sentenziato “Triglietta sei fritto”. Probabilmente ci pensava da mesi e, oltre al latitante, non si è fatto sfuggire l’occasione per la chiosa finale.

Francesco Pezzuto

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