Roma, 10 set – Non una vittima del Covid, ma della psicosi da Covid. Succede a Roma, dove una maestra d’asilo – madre di un bimbo – che pensava di avere contratto il coronavirus si è gettata dalla finestra del proprio appartamento. Eccolo qui, l’effetto di mesi di comunicazioni all’insegna del terrorismo psicologico inoculato nella mente degli italiani. Di informazioni frammentarie e tendenziose anche da parte delle istituzioni. Del catastrofismo di alcuni virologi. Il fatto è avvenuto nel quartiere Portuense.

Secondo quando riportato dal Messaggero, che ha dato per primo la notizia, la defunta non soffriva di depressione né di disturbi psichiatrici diagnosticati. Ma, fa sapere il quotidiano, la donna negli ultimi giorni aveva iniziato a lamentare una strana tosse che non accennava a diminuire. A nulla sono valsi gli sforzi del marito per tranquillizzare la donna, nemmeno contattando telefonicamente il medico di famiglia, che aveva cercato, a sua volta, di persuaderla a non dare troppo peso a quei sintomi.
Niente da fare, l’insegnante non voleva sentire ragioni. L’unica soluzione, a quel punto, è stata accompagnare la moglie in ospedale per sottoporsi al tampone per il coronavirus. «Era sempre più preoccupata, ha continuato a parlare della malattia. A quel punto siamo andati a fare un tampone, l’ha fatto e continuava ad essere molto in ansia e strana», ha riferito il marito agli agenti di polizia del commissariato di Monteverde. Il terrore di essere infetta, di finire in terapia intensiva, di non farcela, ha letteralmente mandato in frantumi l’emotività della 45enne, che non è nemmeno riuscita ad attendere l’esito dell’esame. Dopo aver passato una notte in bianco, consolata dal marito, l’insegnante ha atteso che lui, sfinito, si fosse addormentato, e ha lasciato un biglietto d’addio. Ha accostato una sedia alla finestra e si è buttata nel vuoto.
Il cadavere della donna è stato trovato da un passante poco dopo il suicidio. Nel frattempo, la procura indaga sulla versione del marito, che sembra convincere gli inquirenti. Il pubblico ministero Pierluigi Cipolla ha disposto l’autopsia.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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