Roma, 24 feb – La mafia avrebbe ormai individuato nell’emergenza sanitaria una grande opportunità di infiltrazione facilitata dallo «snellimento delle procedure d’affidamento degli appalti e dei servizi pubblici». Il settore più colpito potrebbe diventare proprio quello sanitario. E’ l’allarme lanciato dalla Dia, secondo cui è «oltremodo probabile» che i clan cercheranno di mettere la mani sull’attesa pioggia di finanziamenti per le grandi opere e la riconversione alla tanto decantata green economy.



Allarme Dia: la mafia potrebbe mettere le mani sulla sanità

L’ultima relazione semestrale, della Dia tratteggia una mafia che «durante il lockdown ha continuato ad agire sottotraccia». Le cosche hanno cioè prediletto alle «attività criminali di primo livello» (traffico di droga, estorsioni, ricettazione, rapine) il riciclaggio di denaro, soprattutto al Nord. Il Sud ha visto invece l’intensificarsi di casi di scambio elettorale politico-mafioso e di corruzione. Stabile l’usura. Si tratta, segnala la Direzione investigativa antimafia, «di segnali embrionali che, però, impongono alle Istituzioni di tenere alta l’attenzione soprattutto sulle possibili infiltrazioni negli enti locali e sulle ingenti risorse destinate al rilancio dell’economia del Paese».

In pericolo gli imprenditori medio piccoli

La disponibilità di liquidità delle cosche mira inoltre «ad incrementare il consenso sociale anche attraverso forme di assistenzialismo a privati e imprese in difficoltà». Il rischio è che le attività imprenditoriali medio-piccole rimangano «fagocitate nel medio tempo dalla criminalità, diventando strumento per riciclare e reimpiegare capitali illeciti».

E’ pertanto di vitale importanza, segnala la Dia, «intercettare i segnali» con i quali la mafia  punterà, «da un lato, a ‘rilevare’ le imprese in difficoltà finanziaria, esercitando il welfare criminale ed avvalendosi dei capitali illecitamente conseguiti mediante i classici traffici illegali. Dall’altro, a drenare le risorse che verranno stanziate per il rilancio del Paese». La Dia parla di «propensione per gli affari che passa attraverso una mimetizzazione attuata mediante il ‘volto pulito’ di imprenditori e liberi professionisti. Attraverso di essi, la mafia si presenta alla pubblica amministrazione adottando una modalità d’azione silente che non desta allarme sociale».

Cristina Gauri

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