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Roma, 24 feb – Nasce il Comitato interministeriale per la transizione ecologica, presieduto dal premier Mario Draghi. Nell’ottica della rivoluzione “green” (leggasi deindustrializzazione) imposta dai diktat Ue, l’ex presidente della Bce si mette a capo dell’importante organo di raccordo tra i vari dicasteri impegnati nel programma richiesto dal Next Generation Eu. Stesso dicasi per il Comitato “gemello”, quello per la transizione digitale, sempre presieduto da Draghi.

A capo del Cite Draghi e in sua vece Cingolani

“E’ istituito, presso la presidenza del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite) con il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione”. E’ quello che si legge in una bozza del decreto che attribuisce le funzioni ai ministeri all’esame del pre Consiglio dei ministri. Il Cite “è presieduto dal presidente del Consiglio dei ministri o, in sua vece, dal ministro della Transizione ecologica”, ossia il super scienziato Roberto Cingolani.

Nel Cite anche i ministri di Mef, Mise, Infrastrutture e Agricoltura

Il Cite “è composto dal presidente del Consiglio dei ministri, dal ministro della Transizione ecologica, dal ministro dell’Economia e delle finanze (il tecnico Daniele Franco, ndr), dal ministro dello Sviluppo economico (Giancarlo Giorgetti della Lega), dal ministro delle Infrastrutture e trasporti (il tecnico Enrico Giovannini) e dal ministro delle politiche Agricole, alimentari e forestali (Stefano Patuanelli del M5S)”.

Ecco il Piano per la transizione ecologica

Il Comitato approva, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, il “Piano per la transizione ecologica“. Obiettivo: “Coordinare le politiche in materia di “mobilità dolce e sostenibile; contrasto al dissesto idrogeologico e al consumo del suolo; risorse idriche e relative infrastrutture; qualità dell’aria; economia circolare“. Nel dettaglio, “il Piano per la transizione ecologica individua le azioni, le misure, le fonti di finanziamento, il relativo cronoprogramma, nonché le amministrazioni competenti all’attuazione delle singole misure. Sul Piano è acquisito il parere della Conferenza unificata” Stato-Regioni. “Il Comitato monitora l’attuazione del Piano, lo aggiorna in funzione degli obiettivi conseguiti e delle priorità indicate anche in sede europea e adotta le iniziative idonee a superare eventuali ostacoli e ritardi”.

Ancora, con decreto del presidente del Consiglio dei ministri è istituito anche un Comitato tecnico di supporto del Cite. “Composto da un rappresentante della presidenza del Consiglio e da un rappresentante per ciascuno dei ministeri designato dai rispettivi ministri, con il compito di istruire le questioni all’ordine del giorno del Cite.

Il Comitato interministeriale per la transizione digitale e il ruolo di Colao

Il governo inoltre istituisce pure un Comitato interministeriale per la transizione digitale sempre presieduto dal premier. In questo ambito ecco i compiti del ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale. Il manager Vittorio Colao “promuove, indirizza, coordina e verifica l’azione del governo nelle materie dell’innovazione tecnologica, dell’attuazione dell’agenda digitale italiana ed europea“. Ma il ministro dovrà occuparsi anche “della strategia italiana per la banda ultra larga, della digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni e delle imprese“. Nonché “della trasformazione, crescita e transizione digitale del Paese, in ambito pubblico e privato”. Insomma, saranno dolori per il mercato del lavoro così come l’abbiamo conosciuto finora.

Nel Citd anche i ministri della Pa, del Mef, della Transizione ecologica, del Mise e della Salute

Alle riunioni del Comitato, “quando si trattano materie che interessano le regioni e le province autonome, partecipano il presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome o un presidente di regione o di provincia autonoma da lui delegato”. Ancora, “per i rispettivi ambiti di competenza, il presidente dell’Anci e il presidente dell’Upi”. Il Citd è composto anche dal ministro per la Pubblica amministrazione (Renato Brunetta di Forza Italia), dell’Economia, della Transizione ecologica, dello Sviluppo economico e della Salute (Roberto Speranza di LeU).

Due comitati interministeriali con cui Draghi di fatto presiederà a tutte le fasi del programma previsto dal Recovery plan. Ora si capisce perché il premier non ha tenuto l’interim al Mef, come fece Mario Monti.

Adolfo Spezzaferro

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