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Ferrara, 2 ott – Chef Rubio si becca l’ennesima querela, ultima di una lunga serie. Stavolta le bordate dell’ex «unto e bisunto», al secolo Gabriele Rubini, hanno fatto andare su tutte le furie il Sap, Sindacato autonomo di polizia, che ha deciso di denunciarlo a seguito di un tweet apparso sull’account di quest’ultimo in data 23 settembre.

Il “maiale” è servito

Rubio aveva reagito sui social alla foto pubblicata da Lino Aldrovandi, a pochi giorni dal 15° anniversario della morte del figlio Federico ucciso da quattro poliziotti durante un fermo. Il padre del ragazzo aveva postato un’immagine nella quale si vede un cassonetto dell’immondizia messo proprio davanti alla targa posta in via Ippodromo, a Ferrara in ricordo di quanto successe il 25 settembre. «Caro Comune di Ferrara, anche se avete messo l’istallazione “La Monnezza” proprio a denunciare che chi uccise un ragazzino inerme furono 4 maiali della Polizia di Stato di Ferrara (@Sindacato_Sap ancora in servizio), potreste far spostare i cassonetti? Grazie», così aveva tuonato il cuoco più pasionario d’Italia.

La risposta del Sap

Alla gentile e pacata richiesta di Rubio il Sap non ha potuto fare altro che rispondere con una querela, resa nota dal segretario generale Stefano Paoloni sul sito del Sindacato: «Non ci sono parole per commentare i concetti e cosa ci sia a monte nello scrivere tali espressioni», attacca. «Seppur legittima la richiesta del signor Rubini, i modi sono assolutamente indegni ed irrispettosi», ricordando una delle precedenti «prodezze» comunicative del sedicente chef: «Non è la prima volta che questa persona si segnala per commenti e uscite assolutamente vergognose nei confronti di chi veste una divisa. Basta guardare cosa scrisse dei nostri angeli caduti in servizio a Trieste lo scorso ottobre. Anche in quell’occasione, come d’altronde nel suo ultimo post, le parole sono di un indegno da non meritare nessun ulteriore commento da parte nostra».

Una lunga serie di querele

Ma Rubio ormai dovrebbe esserci avvezzo. Questa è solo l’ultima di una lunga carrellata di querele. Da quella che lo aveva colpito nel novembre scorso, dopo aver pubblicato un tweet definendo i cittadini israeliani «esseri abominevoli» e che gli era costato la denuncia di un medico trevigiano, il dottor Ilan Brauner, figura di spicco della comunità ebraica locale tra i fondatori della Federazione Italia-Israele, agli strali della comunità ebraica romana che lo avevano colpito per aver detto alla radio «Non è colpa mia se Israele nella politica interna ed estera, e non parlo degli israeliani o degli ebrei, ma dei sionisti, fa schifo al c…». Fino ad arrivare alla querela presentata dai consiglieri del Comune di Perugia appartenenti al gruppo Fratelli d’Italia per aver definito «razzisti umbri» l’allora neoeletta coalizione di centrodestra. Insomma, il Sap può solo mettersi in fila.

Cristina Gauri

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