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Roma, 2 lug —  «Ho fatto una scelta affrettata, magari dovevo trovarmi prima un lavoro»: ennesima giravolta di Malika Chalhy che in un’intervista apparsa sul Corriere torna nuovamente su suoi passi — salvo poi fare dietrofront, come vedremo.



La triste parabola di Malika

E’ confusa, la ragazza, parecchio: probabilmente chi la consiglia è più maldestro di lei. Peccato, perché aveva iniziato bene: dopo aver raccolto 140mila euro mungendo decine di migliaia di gonzi con il debole per le storie strappalacrime a sfondo Lgbt, dopo averli scialacquati in Mercedes, cane da 2.500 euro e chissà quali altri acquisti da «riccanza», Malika è stata a sua volta gabbata da quella vecchia volpe della Lucarelli, che le ha rotto le uova nel paniere denunciando lo sperpero delle donazioni. Che saranno pure soldi di Malika, come lei tiene a precisare nel suo mantra auto assolutorio, ma sulla carta le servivano per rifarsi una vita dignitosa e aiutare i perseguitati come lei. Non di certo per sfrecciare lungo le vie di traffico milanesi al grido di «ciao poveri!».

Confondere la serenità con il lusso

Doveva prima trovarsi un lavoro, dice. Almeno per salvare le apparenze. «La gogna me la prendo tutta, ma chi mi ci mette non è migliore di me. A 22 anni nessuno ha fatto uno sbaglio?». Lo sbaglio, a quanto sembra, inizia a non essere più uno solo. Parlare di «essersi tolta uno sfizio» non ha di certo contribuito a spegnere il fuoco della graticola mediatica. «Sono stata travisata», frigna. «Io penso che le persone mi hanno donato dei soldi per la mia serenità». Malika, evidentemente, confonde la serenità con il lusso, lo sfarzo, lo sperpero evitabile. Oppure è molto brava a rigirare le frittate. Potrebbe chiederlo ai suoi stessi benefattori: «Per “serenità” intendevate un cane del costo di due stipendi mensili di un operaio?», e vedere cosa le rispondono.

Non ci va bene niente

Nel frattempo continua con il melodramma. La colpa è dei suoi detrattori a cui «non va bene niente»: «Ho detto che il cane era un supporto psicologico. E poi: se i soldi mi sono stati donati, perché non vi va bene niente di quello che faccio?». Nel frattempo Malika si è procurata un agente e persino una portavoce. La portavoce si «brucia» immediatamente annunciando di avere preso contatti con la Boldrini per un progetto anti-discriminazioni. Contatti che la ex presidente della Camera smentisce. L’agente, invece, rivela al Corriere di avere «abbandonato l’incarico già prima del patatrac. Non vuole essere citato, ma è amareggiato: racconta d’aver aiutato Malika pro bono, che lei gli aveva fatto credere di volersi impegnare nel sociale. La Mercedes l’aveva insospettito, ma lei gli aveva giurato che non era sua». Chi non compie sbagli a 21 anni?

Cristina Gauri


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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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