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Roma, 6 lug – I giudici hanno riconosciuto “l’immunità” dei Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, “funzionari dello Stato italiano nell’esercizio delle loro funzioni”. Ma l’Italia dovrà risarcire la perdita di vite umane sul peschereccio colpito dai militari al largo del Kerala. “Violata libertà di navigazione”. La sentenza dell’Itlos va esaminata alla luce della “controversia internazionale”, altrimenti lascerà l’amaro in bocca a chi si è battuto per dimostrare l’innocenza dei due accusati. L’Itlos (Tribunale internazionale del diritto del mare ) non entra nel merito di innocenza/colpevolezza, ma sentenzia nell’ambito di una controversia internazionale per risolverla eliminando i motivi di attrito e confronto tra le parti.

Cosa stabilisce l’Itlos

1) La “immunità funzionale” è la stessa che si riconosce a un militare in guerra ove abbia eseguito le disposizioni del proprio Governo alle quali non poteva sottrarsi.

2) In questo modo la responsabilità passa in capo allo Stato di bandiera, Latorre e Girone saranno processati da un Tribunale italiano unicamente per verificare se abbiano o meno rispettato le consegne.

3) In sostanza l’Itlos nega all’India la giurisdizione sui militari/contractors fuori delle acque territoriali (12 miglia dalla costa) e dentro la ZEE (Zona Economica Esclusiva) 200 miglia dalla costa.

Questo era l’obiettivo dell’India in questa controversia: estendere la propria giurisdizione penale in tutta la ZEE, e quindi mettere alla portata dei propri tribunali circa un terzo del traffico navale mercantile del pianeta.

Cosa comporta l’assoluzione

Una volta messi al sicuro dai tribunali indiani i due accusati, la formula che verrà dal processo italiano sarà “assoluzione perché il fatto non costituisce reato”, e questo ricomprende quanto segue:

– Non c’è bisogno di mettersi a discutere di calibri, proiettili etc.

– Si mostra di inchinarsi alle organizzazioni internazionali (e ci si scarica la responsabilità).

– Non c’è motivo di evidenziare carenze investigative indiane (vedi il metro a nastro) e tutti si vogliono bene.

– Si apre la possibilità per i “beccaccioni” di sinistra di contestare la sentenza senza creare problemi nelle relazioni internazionali (ecco, uccidere i proletari non costituisce reato!).

– Smorzando le tensioni con l’India le gli industriali che ora come allora hanno interessi miliardari in India si tranquillizzano.

Ecco perché i marò sono innocenti

Per quanto riguarda l’innocenza non abbiamo dubbi. Per questi motivi:

– Se nella vittima trovi una pallottola che non passa nella canna del mio fucile allora non gli ho sparato io.

– Se nella perizia balistica quella pallottola è definita “approssimativamente similare” alla mia allora non è la mia.

– Se il capopesca dichiara che gli hanno sparato alle 21.30 e io ho sparato alle 16.30 (cinque ore prima!) allora non ho sparato a lui.

Ma all’Itlos le carte giudiziarie indiane pur avendole (me le hanno mandate loro il 27 agosto 2015) non le hanno nemmeno lette, non le vorrà leggere nessuno perché un fastidioso impiccio alla soluzione di compromesso.

E gli indennizzi? L’Italia è madre generosa e ha già “indennizzato” nel 2012 le famiglie delle due vittime: fosse come fosse c’erano le vedove e gli orfani da aiutare. E il peschereccio? Gliene compriamo uno nuovo, che forse era l’ora di mandarlo dallo sfasciacarrozze.

Luigi Di Stefano

1 commento

  1. Tutto vero, a parte un “dettaglio”… La corte internazionale, così scrivendo, ci ha dato degli assassini agli occhi del mondo, accogliendo lo scenario ricostruito dagli investigatori (parolone!) indiani, cosa su cui tra l’altro non si sarebbero dovuti pronunciare: la questio era la giurisdizione. Ora, questa coda velenosa comporterà che se assolviamo I nostri Fucilieri, passeremo per i soliti arruffoni mafiosi e, comunque, agli occhi del mondo non saranno riabilitati… ammesso che siano assolti! C’è una questione che si chiama ONORE!