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Roma, 6 lug – La bieca operazione di Selvaggia Lucarelli, che sul “suo” The Post Internazionale celebra il coraggio del figlio Leon Pappalardo contro Matteo Salvini e i suoi poliziotti è stata giustamente smascherata dal leader della Lega, che liquida l’episodio in cui il 15enne rampollo sulle orme materne attacca l’ex ministro dell’Interno, accusandolo di essere “omofobo e razzista“. Il tutto in un video opportunamente ripreso proprio dalla responsabile Cronaca e spettacoli di Tpi. “Se la mamma ritiene di sfruttare un bambino di 15 anni, per una battaglia politica, io non commento. Da giornalista rispetto la Carta di Treviso, e quindi la tutela dei minorenni. E’ stata lei a buttare in pasto ai giornali suo figlio“, è la dura accusa di Salvini rivolta alla Lucarelli. Il riferimento alla Carta di Treviso è pesante: si tratta infatti del protocollo sottoscritto nel 1990 da Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro per disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia e proteggere i minori. La Lucarelli è una giornalista pubblicista dal 2019 (ordine della Lombardia) e il figlio, per l’appunto, un minore. Colpita e affondata, insomma.

Il leader della Lega: “Non avevo riconosciuto né lui né lei. Non mi avevano proprio sfiorato”

Non commento le scelte degli altri genitori, mio figlio è geloso della sua privacy e sono contento così – aggiunge il leader della Lega – per me l’episodio non esisteva neanche, lo ha montato la signora, a cui mando un bacione”. Il 15enne nel video in questione si dice vittima della repressione poliziesca perché è stato identificato dalle forze dell’ordine. Ebbene, in merito Salvini replica: “Chiedete al ministro dell’Interno. Non so se è in atto una vile repressione della libertà di pensiero e di parola da parte dell’attuale ministro dell’Interno. Chiedete a lei. Visto che non può più essere colpa sempre di Salvini, fortunatamente. Io non avevo riconosciuto né lui, né lei. Non mi avevano proprio sfiorato. Anzi, ricordo che ho rimproverato il ragazzino di avermi dato dell’omofobo e del razzista dimenticando di darmi del fascista… detto questo, un sorriso, una pacca sulla spalla e tanti saluti”. “Ma lei l’avrebbe identificato?” – gli chiedono – “No”, risponde.

Al di là dell’episodio in sé – dove il 15enne giustamente non brilla per originalità ripetendo a vanvera i soliti luoghi comuni su Salvini razzista – fa specie che la madre – che si è fatta un nome come blogger insultando a destra e manca e oggi viene considerata finanche una giornalista – abbia instradato il figlio verso un gramo futuro in cui si appare in tv e si finisce sotto i riflettori come una sardina qualunque, nel suo caso (aggravante) soltanto perché si ha la mamma famosa.

Adolfo Spezzaferro

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