maròRoma, 19 ott – Sono on line le analisi delle prove scientifiche presentate dall’India al tribunale di Amburgo a sostegno della colpevolezza di Latorre e Girone (vedi Analisi Annex I e II, pulsante rosso –http://www.seeninside.net/piracy/)

Si tratta di Annex48 (Scena del crimine), Annex8 (sopralluogo su peschereccio St. Antony) e Annex7 (Perizia balistica).

Dei primi due non si sapeva niente fino al deposito a Amburgo, mentre la “perizia balistica” fece scalpore nel 2012 per la “compatibilità delle rigature” fra quelle presenti sui proiettili repertati sulle salme e le rigature delle canne dei fucili. Poi, altro “scoop” qualche settimana dopo, con la perizia balistica recuperata da un giornalista italiano ed esibita un giorno intero a reti unificate come “la prova” della colpevolezza degli accusati.

La tecnica è stata sempre la stessa: far filtrare ai media ogni documento (tecnico, testimonianze etc) nel quale le conclusioni ribadivano la “colpevolezza italiana” ma evitando accuratamente di rendere pubblici questi documenti giudiziari, o di depositarli in Tribunale indiano (sarebbero andati agli avvocati difensori) o inviarli alla magistratura italiana che li chiedeva per rogatoria internazionale. I giornali indiani e italiani facevano da cassa di risonanza di quello che gli inquirenti indiani volevano dire, e le opinioni pubbliche italiana e indiana hanno avuto un’informazione fuorviante.

Una volta fatto il passo falso di renderli pubblici depositandoli al Tribunale di Amburgo, (ma forse si pensava che anche l’ITLOS li avrebbe tenuti nel cassetto) è possibile analizzarli secondo la valenza giudiziaria e non quella mediatica: e ora è facile verificare che questa valenza è “zero”. Anzi, per un particolare nella perizia balistica si tratta di un’ulteriore prova a favore della difesa: uno svarione per superficialità e negligenza. Capita.

Ma in Italia qualcuno sapeva bene fin dal 2012 quanto questa pretesa “perizia balistica” fosse inattendibile. L’averla sventolata in televisione ha comportato che poi le autorità italiane l’avranno voluta acquisire (non è che si può andare per un giorno intero a dire a reti unificate che gli accusati sono colpevoli, sventolando il documento che lo prova, e poi tenerselo nel cassetto). E si sapeva anche dall’autopsia (l’aveva recuperata un giornalista italiano che ci aveva scritto due articoli già a marzo 2012) che i proiettili repertati nelle salme erano completamente diversi da quelli della famosa perizia balistica.

E quindi dobbiamo concludere che prevalse la strategia del “basso profilo” che ha impedito si facesse da parte italiana una difesa efficace anche in presenza di documenti che la consentivano.

Comunque acqua passata, che semmai sarà indagata da una commissione di inchiesta parlamentare.


Ora dopo lo sproloquio indiano del 4 agosto scorso a Amburgo (l’Italia cerca di suscitare compassione, hanno scritto) si deve andare avanti e mostrare a giudici e avvocati di Amburgo e dell’Aia (e ovviamente all’opinione pubblica) che l’impianto accusatorio indiano è inconsistente, omissivo, pregiudizievole e fuoriviante.

Che non accada più che l’uno approfitta della passarella internazionale contrabbandando con roboante eloquenza inesistenti certezze e l’altro si presenta con striminziti documenti sui quali chi non canosce a fondo la vicenda può capire ben poco.

Con l’analisi di Annex48, Annex8 e Annex7 si smantella la pretesa “scientificità” dell’impianto accusatorio. E’ un altro passo avanti.

Luigi Di Stefano

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